Unità della Sinistra, convegno a Giugliano organizzato dalla rete dei comunisti

Mercoledì 24 aprile a Giugliano, in Piazza Matteotti, nella sala biblioteca del palazzo Palumbo, si terrà un convegno organizzato dalla “Rete dei Comunisti”. Introduce Antonio Rega (RdC Giugliano). Interverranno: Michele Franco, Francesco Cacciapuoti, Nello Nasti e Aldo Eduardo Pizzo. Modera Biagio Borretti.

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“Unità della Sinistra: soluzione o parte del problema?

La “Rete dei comunisti” in queste settimane sta promuovendo in tutta Italia un approfondimento, con dibattito pubblico, attorno alla questione della sinistra e della sua unità.

Siamo convinti che sia necessario attribuire grande valore alla unità delle fasce sociali popolari, dei subalterni, ma nello stesso tempo siamo fortemente critici nei confronti della sinistra così come si è delineata negli ultimi decenni e che, caparbiamente, ancora si ripropone nelle stesse modalità.

Se in passato la sinistra si identificava con le forze prevalentemente socialiste e comuniste, con un preciso carattere di classe, con il trascorrere degli anni ha perso detto carattere, sposando le ragioni della indistinta “società civile” e del “cittadino”. Dall’orizzonte socialdemocratico, oggi in via di esaurimento a quella liberale, liberista, social-liberista, europeista e radicale.

Le forze della sinistra in questi anni, attraverso composizioni e scomposizioni delle varie organizzazioni, talune anche comuniste, nello scenario politico di competizione nazionale nel ricercare la unità hanno sempre subito cocenti sconfitte, in particolare sul piano elettorale.

Più si è invocata l’unità, più si è consumata una caduta verticale in termini di consenso politico.

Emblematica è stata l’elezione del 4 marzo del 2018 che, ribadendo l’esclusione della sinistra dal Parlamento, come nella precedente Legislatura, ha visto anche un sensibile ridimensionamento del Partito Democratico (PD), oramai da anni informato alle politiche neoliberiste.

Evidentemente qualcosa non ha funzionato! Non ha funzionato il carattere della governabilità di centro sinistra che è stata legata alle politiche della Unione Europea fortemente antipopolari e con una centralità dell’interesse privato rispetto a quello collettivo. L’aver abbracciato le ragione del neoliberismo ha comportato il sacrificio dei diritti sociali, concentrandosi su quelli civili. Mentre si enfatizzava la “lotta” per la conquista dei diritti civili, si promuovevano tagli alla sanità, privatizzandola, tanto che oramai milioni di persone non riescono più a curarsi; tagli alla scuola pubblica, ove fasce di figli di lavoratori non riescono più a frequentare le università e neppure gli istituti superiori; tagli alle pensioni e alle varie spese “sociali” del bilancio pubblico. Politiche che hanno prodotto grandi diseguaglianze sociali.

Questo ha determinato lo scollamento del blocco sociale di riferimento che ha ben pensato di farsi rappresentare sul piano elettorale da forze come i 5 stelle e la Lega, che in modo diverso hanno saputo interpretare il rancore dei ceti popolari verso l’establishment ritenuto responsabile del loro malessere. Da un lato la Lega, forza reazionaria parafascista legata alle banche e ai potentati economici e dall’altro i 5 Stelle, forza populista legalitaria, hanno insieme saputo farvi portavoce anche degli interessi delle classi medie declinanti e delle piccole imprese e partite IVA.

A sinistra per lo più non c’è una precisa analisi dello scenario politico attuale: da un lato la Lega è vista come la compagine della destra politica più estrema, a sostegno dei “prenditori”, delle banche e della guerra tra i poveri a sfondo razzista, quindi da considerare il “nemico” politico; dall’altro i 5 Stelle che appaiono affannarsi, seppure in modo sconclusionato, nel sostegno ad istanze sociali, il che li renderebbe “avversari competitori” e non politici, verso i quali si sono orientati più propriamente le fasce sociali subalterne e rispetto alle quali c’è bisogno di indicare una vera strategia di cambiamento.

Non si attacca il governo nel suo complesso, per aver fatto marcia indietro proprio dalle sue iniziali istanze, né per l’incapacità di portare a fondo l’accusa alle politiche della Unione Europea, responsabili del malessere e del disastro sociale in atto, e che sono il cuore del problema.

La critica non conseguente alle politiche governative, magari incentrata sulle singole figure del Governo e non sulle sue politiche, rischia di ripetere quella esperienza che è stata dell’anti-berlusconismo, incentrato sulla persona, dimenticando le problematiche sociali disattese.

Questa “sinistra”, nonostante le cocenti sconfitte subite, si affanna in ogni modo e con ogni mezzo a volere riemergere. Con i richiami all’antifascismo, all’antirazzismo e alla necessità di una unità per un coagulo di forze progressiste che possa battere ogni tendenza xenofoba, per una politica di accoglienza e ambientalista.

Riteniamo, tuttavia, che non si possa essere antifascista e antirazzista quando, al contempo, si è con Bolsonaro, Netayahu o con Guaidò (uomo di paglia di Trump) o quando si sostiene finanziariamente Erdogan che blocca i migranti sulla rotta balcanica o alle bande libiche che tengono i migranti nei campi di concentramento, si sdoganano i fascisti di Casapound e si supportano i nazisti ucraini.

Non si può essere ambientalisti quando poi si è a favore della TAV in Val di Susa, per gli inceneritori o impianti assimilabili.

Non si può essere per l’acqua pubblica quando poi si giuoca con status giuridici che aggirano la volontà popolare espressa con i referendum del 2011 che vuole la gestione dell’acqua senza scopo di lucro.

Non si può essere a favore delle ragioni dei lavoratori senza formulare una radicale critica alle politiche antisociali condotte con l’attacco alle pensioni, all’art.18, il “Jobs Act”, la “buona scuola”…

Su questa scia anche nell’occasione delle prossime elezioni europee vediamo che si vanno proponendo cartelli elettorali che non cambiano la natura delle cose e ripropongono vecchi schemi e vecchi cartelli già falliti. Da queste contraddizioni irrisolte nasce il grande equivoco, da evitare assolutamente mettendo fine ad ogni illusione o scorciatoia basate sull’unità della sinistra che sia dettata dalle scadenze elettorali e in assenza di un processo di ricomposizione dei salariati, dei marginali e dei subalterni”.