Un museo per conservare la storia di Giugliano, la proposta di Antonio Pio Iannone

Nell’ultimo numero di AbbìAbbè ho illustrato un modo intelligente, a mio parere, per elevare Giugliano a vera “città del Basile” attraverso la creazione di un teatro e di una compagnia stabile affidata ad una nota interprete del “maestro”. Un investimento che dovrebbe concretizzarsi attraverso la destinazione allo scopo di una delle strutture recuperate o in corso di recupero, per evitare che restino nell’abbandono, ed uno stanziamento per allestirla, oltre che le spese per dare vita ad una compagnia stabile composta da ragazzi di Giugliano. Voglio affrontare, in questo numero del giornale, una delle tematiche sempre presenti nei programmi politici e nelle “menti colte” locali senza che mai si sia mai dato avvio, neppure progettuale, alla sua realizzazione. Parlo della istituzione a Giugliano di un museo. Quello spazio nel quale convogliare i reperti che possano illustrare la storia della nostra terra. Sappiamo che la nostra terra è stata abitata sin dalle epoche preistoriche e che su di essa hanno vissuto tante popolazioni, da quelle etrusche a quelle sannite, da quelle greche a quelle romane e così via. Le più importanti vestigia storiche sono costituite dalla località di Liternum, luogo ultimo della vita di Scipione l’africano. Sappiamo, anche, che dal periodo fascista in poi sono stati effettuate indagini e studi che hanno portato al rinvenimento di tombe con relativi corredi funerari e materiale di ogni genere. Testimonianze di una epoca passata, che costituiscono la nostra identità, trasportate, per lo studio e la custodia, sia al Museo Nazionale di Napoli che nella sala, dedicata a Giugliano, realizzata negli spazi del Castello Aragonese di Baia. Da più parti, e da decenni, si invoca la istituzione di uno spazio museale che raccolga parte di questi reperti e crei un percorso fruibile per scuole e cittadini. Da decenni, appunto, con la capacità verbale nostrana che non affronta mai le tematiche per verificarne, almeno, la fattibilità. Un museo è un luogo dove si raccolgono reperti che hanno valore storico, identitario, ma, aimè, anche venale. Questo fa dello spazio museale un luogo frequentato da giovani, da cittadini, da studiosi ma anche da “mariuoli”.

Proprio questi ultimi rappresentano la maggiore spesa per la istituzione di tale spazio e per la sua successiva gestione. I reperti antichi sono oggetto di traffici internazionali sui quali le mani delle organizzazioni criminali sono egemoni. Dalle nostre parti manca il museo ma non le organizzazioni criminali. Questo della criminalità di norma già è un problema ma lo diventa fondamentale in rapporto alla istituzione di un museo. Si dovrebbe blinda- re uno spazio, dotarlo di telecamere e sistemi antintrusione, prevedere una sorveglianza armata, il tutto dopo avere superato le ovvie e giustificate titubanze della Sovraintendenza che gestisce questi reperti. Una comunità che si fatta trafugare, sotto agli occhi, opere d’arte di ogni genere, saccheggiare arredi lapidei delle chiese dismesse e persino i simboli cumani posti, praticamente, in mezzo al corso Campano, alla base del campanile della chiesa di santa Sophia, non fornisce le migliori garanzie di affetto e legamento con il proprio passato. Ecco, quindi, la proposta di una soluzione mediana che supera molti ostacoli, almeno i maggiori: creare un museo archeologico virtuale. Già esistono, neppure tanto lontano da noi, basta andare ad Ercolano, e possono essere valutati nella concretezza da quegli amministratori locali che avessero voglia di sottrarre del tempo prezioso alle quotidiane attività per dedicare qualche ora a questo argomento. In linea di massima occorre una struttura tipo cappella di san Rocco a Camposcino, già recuperata, o la struttura della ex chiesa del Purgatorio, da recuperare, che potrebbe avere, anche, la funzione polivalente di sala concerto, renderla funzionale e a “norma”. Nel contempo una equipe di studiosi, esperti della materia, devono procedere alla individuazione dei reperti recuperati nella area del nostro comune e depositati presso la Sovrintendenza. Fatta questa operazione di ricognizione si deve dare avvio alla catalogazione fotografica di quelli necessari alla formazione di un audiovisivo che illustri la storia di Giugliano nella sua evoluzione. Il film, a questo punto, diventa un documentario da proiettare nella sala adibita a Museo virtuale ad una platea formata da scolaresca ma anche da cittadini interessati. Certo potranno seguire, anche, le creazioni scenografiche in 3D o di ultima generazione ma questa è una storia troppo avanzata per il nostro “stato dell’arte”. Questa scelta costerebbe somme limitate, per l’allestimento e i mezzi di proiezione, e costituirebbe un primo passo verso la creazione di quella sensibilità e quell’amore per il proprio passato che sono la base di istituzioni e gestioni di spazi come quello museale