“So Simone e penso c’a testa mia”. L’editoriale di Eduardo Pellegrino

Giorni fa un’infermiera che lavora in una Università dello Zambia, avendo saputo di avere un tumore terminale, ha confessato di aver scambiato 5mila neonati nelle culle e di averlo fatto solo per divertimento. Oggi chiede perdono a Dio per essere intervenuta direttamente sul prodotto finale causando la separazione di coppie che, sebbene fossero fedeli, hanno pensato a un tradimento dopo il test del DNA. Nelle stesse ore, dall’altra parte nel mondo, in Nebraska, nasceva una bambina da una mamma di 61 anni, che però all’anagrafe risultava essere anche sua nonna perché la donna aveva messo a disposizione il suo utero al figlio e al suo compagno gay perché diventassero genitori. Che mazzo! Avere una nonna/mamma e un fratello/papà a km zero e essere contemporaneamente considerata un dono d’amore. è forte ma anche il giusto famolo strano che fa il paio a quanto nella stessa settimana stava accadendo nella città di Giulietta dove anche lì lo stavano facendo strano. La famiglia è sotto attacco e tutti i fanatici del mondo si sono dati appuntamento per difenderla. Se non eri strano, se non eri conciato come un crociato o non dicevi cose che la maggior parte della gente non pensa non eri invitato e non potevi salire sul palco. Nulla da dire quindi alle ospitate di lusso, come quelle dell’uomo politico più potente di oggi Matteo Salvini che da ex marito che ce l’ha ancora e sempre più duro e di Giorgia Meloni, capa della destra italiana, che si è presentata come mamma non sposata ma credo si sia fatto prestare, come si fa per le macchine, un marito di cortesia per parlare di matrimonio in un contesto da manicomio. Per trovare un po’ più di pace e capirci qualcosa dobbiamo spostarci nelle periferie della capitale, dove puntualmente esplode sempre una forte protesta quando assegnano una casa a una famiglia rom o li trasferiscono in un centro di accoglienza. In questi posti si raggruppa sempre un capannello di persone che spalleggiati dai nuovi giustizieri di notte che sono i CasaPound’brothers che, per non farsi accusare del reato di fascismo, abbandonano l’olio di ricino anche perché inquina e lo sostituiscono con lo scamazzo di panini o con lancio di arance contro i bimbi rom per farli cadere dalle finestre. Ottima idea. Moderna e ecologica che cazzo però non piace a un ragazzino che si fa avanti con un sguardo timido e cappuccio della felpa calato sulla testa. Si chiama Simone ed ha la stessa età di quella Greta Thunberg che ogni venerdì ci ricorda che non abbiamo un pianeta di scorta. Con modi educati, senza la sfrontatezza di chi vuole ostentare a tutti i costi di sapere il fatto suo, di fronte agli adulti che lo incalzavano cercando di metterlo in difficoltà, non abbassa lo sguardo e senza arroganza, con fermezza, si confronta con la testina rasata masto di festa. “Io so’ de qua e non so’ d’accordo. Quello che sta a fa’ lei è una leva sulla rabbia della gente. A me ‘sto fatto che bisogna annà sempre contro la minoranza non me sta bene. Non me sta bene che no. Semo sessanta mijoni”. Non fa una piega e non si piega, il ragazzino. Neppure quando cercano di spostare il discorso sui fondi europei per metterlo in difficoltà. Con la spontaneità dei suoi anni replica “Ma io c’ho quindici anni, che me frega dei fondi. Io parlo de buon senso. Secondo me nessuno deve esse’ lasciato dietro. Né italiani, né rom, né africani, né quarsiasi tipo de persona. Io non c’ho nessuna fazione politica. Io so de Torre Maura e penso c’a testa mia”. Lo faranno pure per non andare a scuola, perché anche questo si pensa di loro, ma questi ragazzini hanno coraggio da vendere e difendono le loro idee che quando sono lucide non hanno età. Bravo Simone. Non hai arretrato né hai abbassato gli occhi quando qualcuno ti è andato a due centimetri di distanza e ti ha puntato il dito sul petto più volte. Non ti sei fatto zittire da una logica che non esiste, quella anagrafica (“Io ho 50 anni e tu 15!!!”), che non presuppone necessariamente più intelligenza, coscienza civile e spirito critico. Bravo Simone, non so se lo sai ma con quel tuo “Io ragiono co’ a testa mia” ci ha dato una lezione fondamentale e poi… hai detto più tu in due minuti che l’intera sinistra in venti anni. Dopo questa boccata di aria pura, restiamo a Roma e volgiamo lo sguardo davanti ai palazzi che contano dove c’è sempre gente che si lamenta ma questa volta chi alza di più la voce sono i truffati delle banche che stanno lì per non essere truffati anche dal governo. In campagna elettorale, quando si dice di tutto pur di avere i voti, i giallo-verdi li avevano cercati per rassicurarli che avrebbero dato tutto a tutti perché tutti erano stati truffati. Li avevano cercati e li hanno trovati. Ma già non è più così perché questo governo, come il precedente, ora parla di doppio binario e doppia platea. “Io ti darò di più”, diceva una canzone, e così proprio l’hanno cantata a chi si è fidato di questi pavidi-coraggiosi che prima si sono presi i voti e poi gli hanno presentato il conto. Ma si sa, vedere cammello dopo averlo pagato… Ma la politica può essere anche questo e sicuramente oggi ancor di più. Viene prima la pancia e poi la testa, quando c’è. è per questo che Salvini è cresciuto più del socio. è cresciuto tanto nei sondaggi ma questo dato se da una parte gli assicurerà più potere, dall’altra rischia di trasformarlo in un vero bersaglio grosso. Molti pensano che se non stacca la spina sarà percepito come il vero il vero capo di un governo che non funziona. Con il rischio di logorarsi senza essere neppure andato a Palazzo Chigi. Lo sanno bene i leghisti, che temono che il loro leader stia diventando il nuovo parafulmine di un governo su cui prima o poi si scaricheranno fatalmente tutte le tensioni. Ma non possono staccare la spina e confidano in un tracollo dei 5stelle. Ma sarà così o invece il Matteo di turno è caduto nella trappola? Si è fatto salvare dai giudici per essere cucinato a fuoco lento in brodo mortale dove galleggia quel mondo vario e spassoso dei grillini, nel quale fioriscono ministri, come Giulia Grillo, che parlano di obbligo flessibile per i vaccini – ma che cazzo significa “obbligo flessibile”? – o veri campionissimi come Danilo Toninelli, che quando non lo vedi sta sfrecciando a bomba dentro il tunnel del Brennero col suo Suv diesel dopo aver cenato sul nuovo ponte di Genova, o anche come alcuni sottosegretari, come Laura Castelli, che dice di sapere che stanno stampando le tessere per il reddito ma non sa dove. Potrei continuare con questi amici spassosi e un po’ pericolosi ma ho il dovere della sintesi e loro ne combinano tante. Dicono e fanno cose giuste insieme a migliaia di cretinate e nessuno sa dire se loro conoscono le differenza. Sorridono spesso e quindi spero che lo sappiano. Ma poi vedendoli impegnati con lo stesso piglio in ogni cosa, torno in depressione e penso: no, non l’hanno capito. Ci vorrebbe la macchina della verità ma chi è stato attento a qualche trasmissione di Giovanni Floris ne può fare a meno. La sua prima vittima eccellente è Alessandro Di Battista che è letteralmente sparito dopo quella sua ospitata sulla 7 quando nervosissimo protestò per il mancato applauso del pubblico. Poi è toccato al capetto politico grillino intervistato in una delle ultime puntate di Martedì. Si parla dell’Iva e del caso in cui il governo non riuscisse a disinnescare le clausole di salvaguardia. Per farlo sono necessari almeno 20 miliardi. Floris chiede: «E dove li trovate questi 20 miliardi?». Di Maio risponde: «Non si faranno manovre correttive. Non voglio finire nel tecnico». «No, no: ci finisca pure», lo incalza l’ottimo conduttore. «Indegnamente, finisco nel tecnico indegnamente», taglia corto il grillino. Il vice-premier e ministro dello Sviluppo Economico, non pago della figura barbina, si dà anche dell’indegno facendo credere che magari la soluzione ci sarà pure ma lui non la conosce. Intanto bisogna inventarsi qualcosa di nuovo e di forte perché quota 100 e reddito di cittadinanza sono state fatte e i migranti non arrivano più. Ma cosa c’è di più forte se non abbassare le tasse a tutti? Ecco la soluzione: non ci sono soldi ma la fla-tax si farà. E noi? Tra il niente e il forse-niente ci butteremo a pesce su quest’ultimo. Mica siamo fessi. Continuiamo a crederli fino a quando, invece di abbassare le tasse, ci abbasseranno le brache. Solo in quel momento ci torneranno utili le parole di un quindicenne: Io so Simone e penso c’a testa mia.