Sette artisti SoulPalco alla Rassegna Teatrale, uno spettacolo di straordinarie emozioni culturali

Ha tenuto bene la seconda prova della Rassegna Teatrale organizzata a Giugliano dalle Associazioni Culturali che nel marzo 2019 si erano ritrovate a condividere la proposta di mettersi insieme per riconoscersi in una comune identità territoriale. E, dopo ‘‘Il Teatro mobile’’ dell’Associazione Shekhinah, sul palco dell’Auditorium della Biblioteca Comunale, il 16 novembre,  si sono esibiti gli artisti dell’Associazione Culturale SoulPalco, ovvero il suo Presidente Fabio Viglione insieme con Cinzia Celardo (voce e castagnette), Nadia Daud (voce e violino), Alessia Lo Cicero (voce, sassofono e ciaramella), Federico Maddaluno (plettri: mandolino e bouzouki), Alessandro Dell’Aquila (basso) e Francesco Guarino (voce e chitarra). E dico subito che la preventiva citazione dei loro nomi non è un atto di cortesia dovuta, ma un omaggio critico alla loro dichiarata professionalità, per affermare – in sintesi – che hanno espresso, insieme, un crescendo di straordinaria e travolgente vitalità artistica. Questo ed altro è stato lo spettacolo ‘‘Cantiamo al Sud’’, che sarebbe riduttivo inquadrare in una qualsiasi categoria di genere musicale, perché gli ‘‘attori’’ hanno espresso un amalgama di violente ed eleganti emozioni, di voci musica e coerente gestualità teatrale.

‘‘Cantiamo al Sud’’ voleva essere, ed è stato, un percorso culturale nel passato/presente, cioè parlando oggi nell’atmosfera trasognata triste e nostalgica di un passato che è ancora il presente, per storia ed emozioni. Così il pubblico si è lasciato affascinare e trasportare sulle reminiscenze di una epopea lugubre, ripetendo ‘‘Vulesse addiventà…’’, ‘‘Simme brigante… e mò cantamme sta nova canzone… ‘A terra è ‘a nosta e nun s’adda tuccà…’’, perché non è il passato che ‘‘s’adda caccià’’, ma un presente inconfessabile.

Non racconto la trama dello spettacolo, per quanti non sono riusciti a vederlo, ma solo le emozioni dettate da una vibrante profondità artistica di sette artisti di strada, graffianti ed arrabbiati, impegnati a dare un’alta testimonianza di impegno sociale e culturale, fino a rivolgere a tutti gli spettatori, ed agli assenti, questo invito, che suona come un monito ed una chiamata alla responsabilità individuale: ‘‘È meglio che te fai brigante pure tu…’’.

Ho visto sette personaggi che dialogano sul palco, che si assecondano l’un l’altro per solidarietà, che si arrabbiano per non avere il tempo per piangere, riuscendo ad esprimere una violenta spontaneità popolare, come un sabba delle streghe, dove solo le ombre fanno luce. Gli spettatori si sono lasciati affascinare da un’aulica volgarità di reminiscenze popolari che trascina il pubblico nella moltiplicazione delle loro passioni represse, per riconoscersi nel popolo che non tiene niente. In tal modo affiora il colore della lingua che il popolo sa parlare con una esplosiva ed armonica gestualità.

Nell’incalzante rappresentazione teatrale e musicale dei sette artisti ci si domanda chi è protagonista sul palco. Ma non si riesce a discriminare, perché sono in sette il protagonista dello spettacolo.

Fabio Viglione è un guitto di incredibile versatilità, che si appoggia sugli altri mentre questi si appoggiano a lui, rappresentando insieme uno scoppiettante  calembour di voci e movenze educatamente indisciplinate. E poi emerge Cinzia Celardo, la scoperta di una donna/attrice strepitosa, la consorte di Fabio, che costituisce già da sola non vasto repertorio di artistiche raffinatezze teatrali. Ella introduce, poi, la seconda parte dello spettacolo con il poetico canto teatrale di una fiaba, ‘A nuvella, rappresentando ancora una sorpresa continua offerta al pubblico, con la sapiente teatralità delle pause.

Per dire degli altri, nell’insieme di una teatralità musicale,  si evidenzia che le voci esaltano il fraseggio degli strumenti, e viceversa. È la sonorità delle voci che si amalgamano in un impasto di emozioni. Cinzia Celardo è ancora al centro, eclettica, suadente, affabulatrice, danzatrice in ipnosi, una menade, insieme con Nadia Daud e Alessia Lo Cicero. Con la loro prorompente vitalità artistica, sono tre menadi SoulPalco, che si esibiscono, poi, nel racconto di ‘‘Piglia ‘o cane’’, in una esaltante atmosfera fiabesca.

Rilevante, per tutti gli artisti sul palco, è stata la teatralità gestuale, in particolare con Fabio e Cinzia che recitano la parte degli sprovveduti per creare un raccordo con il pubblico.

Non mi dilungo a raccontare  tutto quello che ci è stato offerto fino all’ultimo travolgente brano musicale; dico solo che questo spettacolo dell’Associazione SoulPalco meriterebbe di essere replicato, per estendere l’invito a quanti non vi hanno potuto assistere.