Scontro ‘Barbudos’-Sibillo:«Genidoni aveva emesso una sentenza di morte sul ‘Nannone’»

Una sentenza di morte. E’ quella che il reggente dei ‘Barbudos’ Antonio Genidoni aveva posto sulla testa di Antonio Napolitano, il famigerato ‘Nannone’ del clan Sibillo. Tra i colloqui intercettati tra gli amici di Genny Cesarano, contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Francesca Ferri contro gli assassini di Genny Cesarano, c’è quello della notte del 29 settembre 2015 durante i quali Antonio, Mattia, Giuseppe e Davide parlano e scherzando raccontano dell’episodio della discoteca e del fatto che il ‘Nannone’ aveva avuto un diverbio con i giovani della Sanità cacciandoli da un locale.

I ragazzi parlano del ferimento del ‘Nannone e del fatto che è duro a morire. Antonio dice che ‘Nannone’ è un morto che nessuno lo paga (nessuno va in galera). Un altro dice: «Io so il fatto del figlio di Pierino… (omicidio Ciro Esposito) … fu lui…lui…Emanuele ed un altro….scesero.
Altro: ma quando mai….non ci stava proprio questo Emanuele….
uomo: ah…non ci stava lui…stava…lui e poi..altri due ragazzi…io so..di 15/16 anni…incomp…
Antonio: va bene tu lo sai bene proprio
Dicono che non si sa una verità e che le persone dicono le stronzate.
Un presente: però l’ha sparato con la pistola…incomp…
Antonio: a volto scoperto…eh
Un presente: il figlio di puttana…andò sotto e sotto…andò fino e….fino a Napoli…a sparare…gli diede due…tre
botte nelle gambe…poi dopo andò vicino e lo sparò….pure in testa…
Qualcuno dice che deve uscire il fratello di Ciro. Ed Antonio continua dicendo che se esce Antonio (Genidoni) se la vede lui».