Napoli, festa in barca per l'omicidio Sibillo: «Buttato a terra il più pesante, ora tocca a Nannone»

Hanno dormito negli sgabuzzini, hanno mangiato cornetti con la nutella sul cofano delle macchine di notte, hanno vegliato all’esterno delle «napoletane», le grate di ferro di via Oronzio Costa, la ormai famigerata strada della morte. Poi, quando hanno «buttato a terra quello più pesante» – parliamo di Emanuele Sibillo, boss della paranza dei bimbi – hanno mantenuto il sangue freddo, quasi in barba alla loro giovane età: hanno atteso due giorni, si sono ritrovati nei pressi del borgo di Santa Lucia e hanno festeggiato. In che modo? Hanno noleggiato un gommone, hanno acquistato delle bottiglie di champagne e sono andati al largo, ma neanche più di tanto. Ed è qui, a bordo di un gommone, di fronte «alla città di Napoli, abbiamo festeggiato, perché avevamo buttato a terra l’uomo più pesante… quello che la notte veniva a sparare sotto casa nostra, lui e il Nannone, lui e i suoi, che ora devono scappare via da Napoli».

Un brindisi di sangue, particolare che emerge dalle inchieste condotte dalla Procura dei minori sulla faida del 2015, che ha visto contrapposti quelli del clan Sibillo (la paranza dei bimbi), contro i «capelloni» di via Oronzio Costa, che facevano capo a Gennaro Buonerba. Indagini che hanno portato alla notifica di tre ordini di arresto a carico di presunti esponenti dei Sibillo, vale a dire di M.C., T. D’A., A.N (accusati di una stesa a fine giugno del 2015 in via Costa), ma anche di un presunto esponente del gruppo Buonerba, ritenuto a sua volta responsabile di aver sparato e ucciso, la notte del 30 giugno del 2015, il famigerato boss della Paranza. Ma partiamo dalla fine, dai festeggiamenti in gommone.