Mark Caltagirone a Bruxelles. L’editoriale di Eduardo Pellegrino

Alla politica sta piacendo molto l’invenzione di Pamela Prati e se ne sta servendo per evitare l’apertura da parte dell’Europa di una procedura d’infrazione per eccesso di debito nei confronti dell’Italia. Questo strano governo si è impiccato a un contratto che lo costringe a vivere al di sopra delle sue possibilità non può fare che altro debito per andare avanti. Mettono tutti a sognare e intanto ci vogliono soldi. Quota 100, Reddito di cittadinanza, Fla-tax, Salario minimo, Autonomia differenziata… oggi il consenso è sul mercato e anche i diritti sociali si comprano. A sentirli, stiamo tutti meglio e in tanti hanno rimesso il piatto a tavola. Così è, ma intanto ho dovuto capire che c’è una categoria di lavoratori, si fa per dire, come i parcheggiatori abusivi, che non hanno intestato nulla e sembrano essere i migliori percettori del reddito di cittadinanza. Allo stesso tempo, non sono un caso gli assalti ai nostri uffici anagrafici di cittadini che improvvisamente volevano cambiare residenza e stato di famiglia. Ognuno si aiuta come può. Indietro intanto non si può tornare e quando il futuro comincia a spaventarci, riecco la distrazione di massa. Salvini, coltello in bocca, si rituffa nel mediterraneo e raggiunge Lampedusa dove è attaccata l’unica ONG in attività, la Sea Watch 3, che ha soccorso 43 naufraghi in mare. E i 5 stelle? Stanno con lui. Che possono dire? Loro non sono di destra, ma non possono dirlo. Di Maio gioca a fare il Forlani dei poveri ma, non essendolo, perde pezzi soprattutto al senato dove i numeri sono diventati davvero scarsi e minacciare le espulsioni è peggio di un harakiri. Non resta quindi che aiutare il socio a far casino altrimenti si deve parlare dei conti ed è meglio non farlo. Chi sta con le pezze a culo ed è pieno di debito spesso fa così. Si fa vedere nei ristoranti o nei locali per non pensarci e per non far capire agli altri che sta inguaiato. Per gli italiani si è scelto di fare così, per l’Europa invece il governo manda a trattare il suo Mark Caltagirone che già ha fatto capire a quegli odiosi ubriaconi che l’Italia rispetterà le regole ma solo se l’autorizzeranno a fare altro debito. Il premier Conte, con la sua elegante trasparenza, sembra essere il personaggio ideale per riportare nella città dei broccoletti un antico detto tornato di moda: al mondo tre sono i potenti, il papa, il re e chi non tiene niente. È la sua forza e finirà che l’Europa non ci commissarierà. Peccato che chi dovrà prestarci i soldi pretenderà interessi maggiori. Ma poco importa, tanto abbiamo preferito l’uovo alla gallina. Felici e contenti ci stiamo avviando verso il vero progetto politico di questo governo. Parlo della cd. Autonomia differenziata che è il vero sogno della Lega, dividere l’Italia in due, e della cd Decrescita felice che è il vero progetto politico dei 5 stelle che sono convinti che nel futuro ci sarà sempre meno lavoro e quindi più assistenza. Il reddito di cittadinanza è infatti già un prodomo della decrescita felice. Intanto si continua a gettare la palla fuori e ogni argomento, seppur vero, partecipa al grande show della distrazione di massa. L’argomento più di moda è il neo-fascismo o pre-fascismo, il sovranismo da post-globalizzazione, e quindi il razzismo, il disprezzo per gli immigrati o per ogni minoranza. E questo perché il campione europeo ce l’abbiamo noi e si chiama Salvini. Gioca a fare il federale ma bisogna dire che è il vincitore perché è l’unico che sembra avere idee – si fa per dire – chiare. Forse troppo semplici, ma chiare. Chi invece di idee sembra non averne è il suo socio, Luigi Di Maio, il quale sembra contento di essere finito sotto i colpi di un partner che furbescamente gli ha lasciato la gestione dei debiti e del lavoro, che non c’è. Come se non bastasse, a questi problemi, Di Maio ci ha aggiunto di aver consentito a Salvini di utilizzare il governo per la sua campagna elettorale continua col permesso di poter dire qualsiasi cosa, qualsiasi cazzata. Con questa “licenza di uccidere” in tasca, che lo ha salvato anche dai tribunali, Salvini s’è lanciato, con rosario in tasca e crocefisso sulle labbra all’inseguimento di tutti quelli che la gente stava imparando ad odiare, ovvero i neri, le ONG, i rom… E tutto questo con buona pace del suo socio e della cd sinistra italiana, che da tempo ha smesso di occuparsi di giustizia sociale o di eguaglianza regalandogli un popolo che non sa più distinguere tra socialismo e sovranismo. Peggio hanno fatto i 5stelle che sempre più convinti dell’inesistenza della destra e della sinistra – loro sono altro – non hanno capito che, anche se in forme diverse, stanno per ritornare. Dopo la scorpacciata di un anno fa i grillini si sono fatti mangiare da Salvini sei milioni di voti ed ora sono nervosi e contenti al tempo stesso. Non si fanno capire anche perché devono dare una risposta a una domanda difficile. Ma Luigi Di Maio è davvero così fesso? Perché non lo sia, bisogna dare per scontato che si sia comportato così apposta. Alcuni infatti pensano che si comporta in questo modo per snaturare i principi del suo movimento e trasformarlo in un nuovo partito, meno identitario e più personale. Alla faccia dei suoi concorrenti interni, a cominciare da Fico, che non sembrano essere d’accordo con lui. Nel frattempo il leader resta sempre lui e non solo per gli amici, per la famiglia, per la fidanzata, ma anche per l’80% degli iscritti sulla piattaforma Rousseau. Tutti pare che gli abbiano detto: Bravo, sei il migliore. Resti il nostro capo. Lui però non si è montato la testa e sta dando il massimo per restare al governo, a tutti i costi. Dopo essere stato per un anno intero quel tappetino su cui ogni sera il dux si puliva gli stivaloni neri, accetterà pure di mettersi a 90° nella speranza che nessuno si avvicini alle sue spalle. Un’ombra forse già c’è e somiglia sempre più al Dibba. È tornato, ma lui se lo scansa e va in Sardegna. Meglio la costa Smeralda che quella piccola piscina gonfiabile che lo aspetta in giardino e che è lì per ricordargli che deve mettere fuori gioco il D’Alema del movimento e contemporaneamente non deve creare problemi a Salvini. Un movimento nato incendiario si sta spegnendo sotto i colpi di una destra che avanza anche grazie alle decisioni prese da Di Maio che, tra l’altro, poteva fare sponda – ticket come si dice – col premier Conte. Gli sarebbe tornato utile per raffreddare l’ambiente o anche per rimischiare le carte e sbandare un po’ Salvini. Ma ne ha avuto paura e lo ha lasciato nell’ombra trattandolo peggio di come Pamela Prati ha trattato il suo Mark. Ma con Dibba non può comportarsi così. Con lui deve abbozzare perché non è un fantasma, piace alla base ed è tornato per promuovere un libro dove parla di lui e della stupidità politica che ha caratterizza il 5stelle in quest’ultimo anno. Stanno per volare gli stracci e già qualcuno vuol chiudere le luci e prendere le sedie. Calma e gesso, i problemi ci sono per tutti. La straripante vittoria della Lega può essere un guaio per il suo capo. I sovranisti hanno fatto un casino per essere fedeli a loro stessi ma già non contano più nulla in Europa. Gli Italiani lo hanno votato credendo di votare per il governo italiano senza tener conto che si votava per l’Europa. Se la Lega avesse preso 10 punti percentuali in meno oggi conterebbe di più, in Italia e in Europa. La politica non è mai semplice e lo sa benissimo anche il capo della Lega. È Di Maio a capirlo un po’ meno ma a lui andrebbe ricordata una massima latina: “Quelli che gli dèi vogliono distruggere, prima li fanno impazzire”. Il livello si alza e con esso la politica, quella vera, quella che funziona. Le Olimpiadi invernali si faranno in Italia. Milano e Cortina hanno vinto su Stoccolma. È stato un gran successo di squadra. Di tutti, tranne dei 5stelle che non amano le olimpiadi perché le ritengono un mangia- mangia. Il merito politico di questa vittoria è del potente sottosegretario alla Il premier Giuseppe Conte insieme ai due vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio presidenza Giancarlo Giorgetti, che non parla molto ma dice solo cose intelligenti come quando ha detto che in politica stravincere non porta bene. È andata così per Renzi, ora per i 5stelle e così sarà anche per Salvini. Ma di Giorgetti ce n’è uno solo e difatti Di Maio ha così spiegato la sconfitta: “La nostra gente s’è astenuta”. A questo grande tweet ha risposto Sgarbi “Invece di andare a votare, erano tutti al centro commerciale con la card del reddito di cittadinanza”. Più accorta e impostata è stata invece la reazione di Nicola Zingaretti preoccupato più di difendere le posizioni che ad attaccare. Insomma, mentre gli altri correvano il segretario del Pd ha camminato sulle uova e qualcuna si è rotta. La frittata Lotti è servita. L’ex ministro di Renzi voleva farsi giustizia da sé ed è finito anche lui a fare il cazzaro di turno. Anni fa era diverso, c’erano altri politici e solo per questo vi ripropongo un aneddoto su Francesco Cossiga che, in una sua ultima intervista rilasciata a Repubblica, parlò di un certo Palamara, il giudice finito sulle pagine dei giornali in queste settimane, affermando “… vogliono presentarmi un magistrato che si chiama come un tonno e che ha anche la faccia di tonno. Non lo incontrerò mai …”. Tornando all’attualità ma solo per concludere, non ci vuole la zingara per immaginare che, visti i numeri, un argine all’attuale dominio populista non può essere un Pd che si è fermato alla radice dei suoi problemi e che rischia di restarci per altri venti o trenta anni. Una grande forza, che si definisce di sinistra ma ha abbandonato le periferie per dedicarsi alle Ztl perbeniste e benpensanti, se vuol tornare competitiva in tempi ragionevoli, deve accelerare e inseguire gli invisibili del non voto. C’è gente che aspetta e non si asterrà ancora per molto. Per raggiungerla non basta un segretario, ci vuole un leader e Zingaretti non lo è. Più del commissario Montalbano sembra essere il fratello di Bersani e agli italiani, si sa, non piacciono le minestre riscaldate. Del Pd però ne parleremo un’altra volta. Ho finito lo spazio che mi è stato concesso dall’editore.