L’Europa, una opportunità al di fuori non c’è certezza

Anche Giugliano si risveglia nel dopovotodelle elezioni europee come città gialloverde.I risultati, però, sono capovolti rispettoa quelli nazionali. Sicuramente suidati pesa la grande fetta di astensionismo.Sono andati al voto solo 34638 persone.Nella terza città della Campania, infatti, ilprimo partito è stato il M5S con ben 14503preferenze pari al 43,43%, al secondo postoc’è il PD, al terzo posto, a pochissima distanza,si è piazzata la Lega di Salvini. Le due famiglie politiche, popolari e socialdemocratici,da sempre autosufficientinel ruolo di guida, e perciò logorate,perdono voti e il parlamento dovrebbeesprimere una maggioranza articolata edinamica per le dispo- nibilità dei liberaldemocraticie dei Ver- di. L’opposizionecomprende centododici seggi, tra populistie nazionalisti su 751 seggi dell’Assemblea.I consensi valgono sempre perquello che sono: nella nazione legittimanoil governo e in Europa, invece, possonoessere ininfluenti. Nel susseguirsidegli incontri, a parte i Vertici, per gli opportuniaccordi sulle nomine delle cinquecariche principali, l’Italia è isolata; comeper ciascun paese membro le spetta unmembro nella Commissione. Si ricordache tre cariche su cinque sono occupateda italiani. Puntualmente uomini di governoaccampano pretese in deroga alpeso elettorale per essere l’Italia tra ipaesi fondatori. Due pesi, due misure.L’importante è tenere alta la tensione daperenne campagna elettorale, mentre sialimenta la decrescita non “felice” che potrebbeportarci alle amare e costose sanzioniper debito eccessivo. Si invocanoderoghe alle regole. Esse vengono scritteinsieme a Bruxelles e in attesa delle auspicateriforme vanno rispettate. Aggirandolee nel tempo, sebbene voti e carriere,cagionano molti mali nei riguardidelle alleanza e dell’affidabilità del sistema-paese. Si è già visto altre volte chealleati o amici sui bilanci non vedono enon sentono: sui richiami all’Italia la decisionedella Commissione è presa allaunanimità; neanche informalmente si ènotato un accenno solidale. Inoltre, i disavanzie il debito crescenti sono graditialla speculazione finanziaria, compreso ilcapitale nazionale, aggiungendo ulterioridisagi alla popolazione più debole.Scongiurata la procedura d’infrazione restaun preavviso di seri pericoli. Tra lesanzioni, l’Unione bloccherebbe le erogazionidelle risorse dovute. In questi anni,l’Italia ha condiviso lo status di paese a rischioin compagnia di Grecia, Spagna,Portogallo e Irlanda, nei quali i cittadini,in buona sostanza, hanno manifestato colvoto un’appartenenza alla “casa comune”.È un fatto che le forze europeiste sianodecise ad aprire il cantiere delle riformecon priorità in ambito economico-finanziarioe sugli istituti di democrazia interna.Sulle prime, sono ancora aperte leferite dell’emergenza delle due recessionidallo scoppio della gravissima crisi finanziariadel 2007-2008. Gli interventi “salvaStati” hanno dovuto compensare limitistrutturali sia nelle previsioni di bilancioche nel processo decisionale. Il parlamentoha le carte in regola, dispone didossier e materiali di studio adeguati perqualità e per numerosità. Alla maggioranzail compito di farsene carico in ragionedel mandato ricevuto dai cittadinie delle complessità globali, le quali concorronoa respingere gli anacronisticietno-nazionalsovranismi. Nessun Paese,compresa la Germania, potrebbe da soloresistere a lungo alle sfide gigantescheinvecchiamentodella popolazione, clima,esclusione sociale e nuove tecnologie,banche virtuali e cybersecurity…Un’agenda così impostata sulle coordinatedella difesa dalle prepotenze delmercato e del rilancio dell’occupazioneindurrebbe il triello Usa-Cina-Russia a limitarela voglia di dividere l’Europa. Addiritturauno sforzo unitario iniziale sarebbelinfa vitale per lo Spazio EconomicoEuropeo attraverso segnali volti allaarmonizzazione fiscale, anche per il potenziamentodel bilancio con tassazionicerte allo strapotere incontrollato dellemultinazionali che più incidono nel condizionamentodell’opinione pubblica. Suquesto orizzonte il consolidato di oltredue-terzi di secolo di pace fa dell’Europaun patrimonio credibile di mediazione.Pensiamo alle tensioni in Nord-Africa,non solo in Libia, in Serbia e in Albania.Una dose in più di consapevolezza vienerichiesta dal Bacino del Mediterraneo. Dasempre crocevia di civiltà e di sviluppo èdivenuto cimitero di vittime di ingiustizie,soprusi e di avversità naturali. Menonoto per essere sversatoio-deposito di rifiutitossici, dannosi alla salute umana,alla flora e alla fauna. L’Unione europeaha prestato attenzione nel 2008 con laconferenza di Parigi, coinvolgendo ventiPaesi dell’Area, per realizzare un Piano disviluppo integrato che aveva tutti i caratteririchiesti: obiettivi circostanziati, risorsefinanziarie, tempi e governance. Uninizio mancato di rivoluzione democratica.L’iniziativa di Papa Francesco, non acaso partita da Napoli, appena la scorsasettimana, può essere una opportunità dacogliere per l’importanza che riveste ildialogo tra fedi, culture e visioni di societàfinalizzato ad un umanesimo fondatosulla dignità della persona e sui diritti,senza distinzione alcuna. Una convivenzapacifica sui valori di eguaglianzae solidarietà comporta il miglioramentodelle relazioni e delle policy per l’equa distribuzionedelle risorse. Si tratta di utopia?Se anche fosse, perché non rifletteredi tanto in tanto anche sulle strepitoseevoluzioni dell’umanità, almeno negli ultimidue secoli di storia. Per un discorsoriferito alla congiuntura attuale può essereutile un sano ricordo del passato,quando sembrava più che probabile unabattuta d’arresto dell’integrazione comunitaria.La CEE, raggiunti gli obiettivi deiprimi quindici anni intende proseguire.Lo scenario esterno è denso di tensioni supiù fronti. La tragedia del Vietnam, laguerra dei sei giorni tra Israele ed Egitto,da sole condizionano l’economia: moltipaesi in ginocchio per essere importatoriquasi totali di petrolio. Gli italiani sonotra i più penalizzati. Nel continente cadonole dittature in Grecia e in Spagna.Nei paesi dell’est crescono le aspettativedi libertà e autonomia dal blocco comunista-sovietico. Ma quel contesto diventala spinta decisiva per il passaggio dallaCEE all’Unione Europea. Non un mutamentoestetico, ma parliamo di grammaticadi un nuovo sviluppo. La comunitàcon lungimiranza e determinazione reagisce.Sceglie di sfidare gli Usa e il Giapponecon un programma di riduzione delgap tecnologico. Un atto di orgoglio. Il decenniotra l’inizio anni ’80 e anni ’90 inaugurala stagione che getta le basi delGrande Mercato Unico e dell’approdo allaMoneta Unica.Come nell’immediato dopoguerra, a nostroparere il progetto, dall’Idea alla strategiaattuativa, deve tanto alla presenzadi statisti interlocutori delle cancellerie edelle diplomazie a tutti i livelli dello scacchiereinternazionale, quali Mitterand,Kohl, Giscard D’Estaing, Thatcher, Andreotti…In sinergia dialettica con la Commissionepresieduta da Delors e il parlamentoeuropeo, in poco più di due annivengono adottate trecento direttive cherivoluzionano la comunità! Per esperienzadiretta, tra ritmi serrati e la diffusaconvinzione della rilevanza storica di ciòche sarebbe accaduto, si lavorava tantocon entusiasmo e passione, nell’arco di undecennio la nuova Europa si sarebbe caratterizzatadalla libera circolazione dellepersone, delle merci, dei capitali e dei servizi.Il tutto con eccezionale riguar- do apredisporre e a modulare le scelte e l’architetturaistituzionale in vista di sicuriallargamenti dell’Unione europea ai cittadiniliberi dell’est. La storia è buonamaestra, non si ripete, ed è bene tenerneconto, sempre. La cronaca, le presunzionid’onnipotenza, le post-verità non sonoper le grandi visioni, per le idee che avanzanonei tornanti della storia. Gli europeistidel cambiamento si assumano leresponsabilità, con coraggio, di avviare ilnuovo corso, nell’apertura leale alle opposizioni.E insieme provare a stare nella”casa comune” per renderla più accogliente,più solidale, più sicura. Al di fuorisono poche le certezze. Auguri a DavidSassoli, neo presidente del Parlamentoeuropeo, eletto forse con dispiacere delgoverno italiano.