La via della sete

Il saggio dice: Quando una cosa complicata ti sembra semplice vuol dire che non l’hai capita.
E tra tutte quelle più difficili da comprendere c’è ovviamente la politica. Da anni sembra una mission impossible ma se fai il furbo, se parli alla pancia invece che alla testa, se cominci a semplificarla partendo dagli strumenti per capirla, qualcosa succede. Se sostituisci al vecchio programma di governo un contratto dentro al quale ognuno dei due soci può infilarci quello che vuole e gli serve per raccattare voti, già hai fatto una buona semplificazione. Un’altra la fai seppur formale su una istituzione importante come il governo, che è sempre uno ma diventa due se non tre.
C’è un governo della Lega, guidato da Matteo Salvini, e c’è un governo 5 stelle con a capo Luigi Di Maio. E c’è poi un terzo socio extra-uterino adottato dai grillini che non ha messo una virgola nel contratto ma ha già dimostrato di essere un monaco sordo. è furbo, forse anche troppo, ma ci sta e gli altri due se lo devono tenere. Ogni rischio sembra calcolato; Conte, l’avvocato del popolo può anche crescere nei consensi ma sta a porta e non può fare gol. Tutto è sotto controllo e poi i veri capi sono troppo impegnati nel chiudere porti e risolvere la povertà che resta giusto il tempo per tenere la scena e fare tutte le parti in commedia, maggioranza e opposizione, dentro il governo e fuori nel paese. Funziona così bene che l’hanno applicato anche all’interno dei loro partiti. Sei del Nord e non ti bastano i porti chiusi? Vuoi la crescita e non la vedi? Insomma, non ti basta Salvini? Eccoti Giorgetti e dormi tranquillo e asciutto. Sei del sud e ti preoccupi per un Di Maio troppo remissivo? Per molti grillini non è stato facile andare a letto col vaffa e risvegliarsi in grisaglia e per loro è difficile sopportare il machismo dell’alleato.
Per loro ecco Alessandro Di Battista, detto il Dibba. Ci penserà lui, questo el Che dei poveri a rincorrere questi scontenti. Ma lo farà? Al momento non sembra volerli rincorrere. Alla fine però, per come l’hanno pensato, il giochetto funziona e tutto si regge malgrado l’inesperienza dei grillini che, al netto di Toninelli, si sono da soli infilati in una serie di scelte poco felici. Vanno dai gilet gialli in Francia perché li vedono rivoluzionari come loro e strizzano l’occhio a Maduro, feroce dittatore venezuelano. Vabbè che sono post-ideologici e che per loro la destra e la sinistra non esistono ma questa sembra schizofrenia. Aiutano i poveri – ma sarà poi vero? – e continuano a cedere consensi al populismo identitario leghista. Come si muovono fanno disastri. Anche nell’etica, dove erano fortissimi, sono passati con grande naturalezza da onestà-onestà ai bonifici annullati. Dobbiamo ringraziare i 5stelle se oggi sappiamo che un bonifico bancario può essere annullato entro le 24 h.
Riprendiamo dall’incipit, dal saggio e dalle complessità della politica.
Dall’utopia della crescita infinita derivano conseguenze tragiche che incidono sulla vita di milioni di persone. Negli ultimi trenta anni numerose ricerche hanno identificato i meccanismi attraverso i quali il cambiamento climatico produce un impatto sulle migrazioni.
Tutti lo pensano ma per i politici un conto sono i migranti e un altro il clima. Ai primi viene dato sempre ampio spazio e spesso in chiave emergenziale, mentre alle questioni ambientali si pensa solo in occasione dei summit mondiali. Si guardano bene dal correlare i due fenomeni perché costa caro farlo. Parlare di migrazioni forzate come causa delle crisi ambientali impone una riflessione che nessuno vuol fare. è meglio sembrare razzista che mettere sul banco degli imputati l’unico modello di sviluppo possibile, ovvero lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e perché no anche degli esseri umani. I campioni in questo sport sono la Cina e gli Usa.
Ai primi stiamo per abboccare mentre agli americani siamo sempre fedeli anche quando non ci cagano. Il gioco di tutte le parti in commedia prevede che ognuno si sceglie il suo. Matteo Salvini va con Tramp e Luigi Di Maio con Xi Jinping e tutti e due parlano bene di Putin per non farlo ingelosire. E allora 5° strada o via della seta? Ma non sarà meglio la via della sete? Dalla siccità all’acqua bene comune la prima delle 5 stelle, quella dell’ambiente, rischia di diventare uno sbiadito ricordo. La salute del pianeta è ancora gestita da una generazione che, dopo aver visto tutti i film di Greta Garbo, si ricorda bene il nome di una piccola svedese sedicenne che da qualche mese, con meno garbo e più testa dura, continua a spiegarci come sia ingiusto il fatto che i prossimi 50 anni siano pensati o peggio programmati da chi al massimo può camparne altri dieci. Non facciamo gli indiani. Non grattiamoci in testa.
Sappiamo che è così. L’ambiente è futuro e i giovani sono naturalmente futuro. Lo testimonia il padreterno e anche le banche lo ricordano a quei diversamente giovani che vanno a chiedere un prestito o un mutuo.
Fossi in Luigi Di Maio, farei subito un decreto legge a costo zero per imporre a tutti i comuni, alle regioni e allo stesso governo una delega all’ambiente riservata ai giovani dai 18 ai 25 anni, e non di più. Temo però che non lo faccia, anche perché alla prova dei fatti i 5stelle si stanno comportando abbastanza come gli altri.
Nel decreto Genova, quello del ponte per intenderci, sono stati aumentati i livelli dei fanghi tossici e nella famosissima analisi costi-benefici sulla Tav le accise sulla benzina sono state definite irrinunciabili dal governo giallo-verde.
Per noi abitanti della terra, dei fuochi ovviamente, sembra essere andata meglio, malgrado si continui a morire ma forse un giorno si saprà perché.  Dopo averne dette tante è giusto riconoscere qualche merito ai 5stelle soprattutto per il loro contributo nell’approvazione di due norme fondamentali per l’ambiente. Ossia l’introduzione nel nostro codice del reato ambientale. Prima non c’era e chi inquinava non poteva essere punito.
L’altra norma, approvata recentemente, ha istituito il registro nazionale dei tumori. È lo strumento che i ricercatori aspettavano da tempo per capire se davvero esiste una relazione tra il territorio e le patologie tumorali di chi ci vive sopra. Ma basteranno queste due leggi?  Forse, ma per noi siamo particolari. Guardiamo Greta alla Tv e pensiamo “ora ci penserà lei”. Osserviamo i fumi neri nelle nostre campagne e diciamo a chi ci è vicino “ora li arresteranno tutti”.
Insomma ci adoperiamo per non fare, proprio quando ci sarebbe da fare e anche tanto. è possibile immaginare chi siano questi incendiari e quindi perché non li coinvolgiamo nel controllo del territorio? Non ci vuole molto.
Basterebbe dire loro “noi siamo accoglienti ma la gente muore e quindi non incendiate più nulla e lavorate per noi, controllate questo territorio e … se ci saranno altri fuochi arriveranno le ruspe”. Ma questo non basta se non s’interviene anche sui loro ex datori di lavoro.
Dalle nostre parti tante cose non sono normali e ci sono piccole industrie che hanno problemi nella tracciabilità dei loro scarti. I prezzi alti del riciclo e forse anche un po’ di nero inducono i titolari di queste piccole aziende a contattare chi con pochi euro fa sparire i loro scarti. Questa è la parte più difficile da organizzare, soprattutto sotto l’aspetto normativo. Quindi non saprei bene cosa proporre, ma penso che chi vuol fermare i fuochi deve anche preoccuparsi di risolvere il problema di questi scarti industriali che non offrono garanzie nella tracciabilità. Vanno tolti dal mercato clandestino del riciclo.
Un modo lo si dovrà pur trovare. Lontano da qui per un buco in una montagna si fa un casino pazzesco e … non si muore.
Qui il buco lo stanno scavando dentro di noi e nessuno dice niente.
Peccato.