La storia del quartiere di Camposcino, quei resti sulla presenza della necropoli

intervento
di
Francesco (Gianfranco) Russo
(Architetto)

E’ ufficiale la notizia della chiusura del “ritiro” di Camposcino, cioè del Conservatorio gestito dalle Suore da oltre due secoli. Questo antico immobile seicentesco, nato come educandato, fu restaurato ed adeguato alla destinazione scolastica negli anni ‘90 sotto la direzione dell’ing. Pasquale Basile. Dotato di due ampi cortili e varie ali, sarebbe perfetto per un asilo comunale, speriamo di non ritrovarci nuove destinazioni ed attività incompatibili con la storia dell’immobile e del quartiere. A questo proposito vorrei riportare alcune mie riflessioni ipotesi e notizie storiche. Il toponimo Camposcino è formato dai due termini “Campo” e “Oscino”, ma sembrerebbe abbastanza strana la presenza di un accampamento militare osco, forse sarebbe più realistico ipotizzare una necropoli ovvero un campo dei morti. Gli Osci erano una popolazione italica risultante dalla fusione tra i Sanniti e gli Opici, in epoca preromana i contrasti con i Sanniti li spinsero verso la pianura campana dove si organizzarono in federazioni di città. A Liternum è sicuramente attestato un centro abitato Osco prima della istituzione della Colonia Romana nel 194 avanti Cristo, mentre a Giugliano non risultano insediamenti Osci. Prima di formulare un ipotesi bisogna ragionare sull’organizzazione del nostro territorio a quei tempi. Secondo lo storico Enzo Di Grazia, il territorio degli Osci in Campania era quello compreso in un quadrilatero tra le città di Sessa Aurunca, Capua, Cuma e Napoli. E la struttura viaria portante di questo territorio era costituita da quattro strade principali costruite dagli Osci: una “litoranea” che sarà sostituita in epoca Imperiale dalla Domitiana e che collegava Sinuessa, Volturnum, Liternum e Cuma. Un tratto di strada antica osca inglobato nell’Appia che da Sessa Aurunca arrivava a Capua e poi proseguiva, un terzo asse partiva da Cuma attraversava Pozzuoli ed arrivava a Napoli; l’ultimo asse era la via Atellana che collegava Capua Atella e Napoli. Il villaggio di Giugliano nascerà sicuramente collegato da una strada secondaria che correva in direzione est-ovest all’incirca parallela alla Antiqua che invece passava all’altezza di Lusciano, questa strada proveniva da Liternum e si concludeva ad Atella. Fabio Sebastiano Santoro la cita nella sua opera e la chiama “consolare”, all’altezza del villaggio di Giugliano si incrociava con un’altra strada ortogonale che arrivava a Capua (l’attuale via Cumana), il Campo degli Osci era ubicato su questa strada Atellana – Liternina che proveniva da Arco Sant’Antonio proseguiva per via Camposcino e, compiendo una curva, raggiungeva Atella. Oggi tale viabilità storica è interrotta in località “La Torre” ed è quasi del tutto scomparsa. Allora i conti sembrano tornare, il Campo degli Osci era una Necropoli o più precisamente un Campo di sepolture Osco- Sannitiche, dove in conformità all’uso di questo popolo e di molti altri popoli antichi vi si seppellivano i morti, lungo le strade di accesso ai centri abitati perché ognuno passando rendesse omaggio ai propri antenati. Per la sepoltura dei morti era praticata l’inumazione; le tombe erano di tufo, a bara, o in terracotta, a capanna esse si allineavano lungo i sentieri che collegavano le varie abitazioni e i centri abitati. Ci sono stati ritrovamenti di vasellame e suppellettili nell’area di via Metito e zone limitrofe (quindi proprio nell’area in esame), che nei decenni passati è stata oggetto di saccheggio con attività notturne e diurne dei tombaroli locali. Queste presenze archeologiche sono confermate anche dalle attività da parte della soprintendenza e degli enti preposti che in occasione di nuovi scavi in zona, richiedono spesso la presenza di un loro archeologo incaricato.A conferma di questa ipotesi allego una carta esposta al Museo Archeologico di Succivo che sembrerebbe confermare questa tesi, i triangoli rossi indicano le necropoli osche, il tratteggio rosso l’antica città Atella, in giallo ho aggiunto la strada ipotizzata, e sempre in giallo il triangolo che indica Camposcino a Giugliano. La seconda usata come base è una cartografia del 1826 “Carta di Campania Felix” di Mariano De Laurenti sulla quale ho indicato la strada ipotizzata e i maggiori centri antichi e le vie Osche.