Kramer contro Kramer, il rapporto tra Salvini e Di Maio visto da Eduardo Pellegrino

A guardarci bene dentro, questo governo grillo-leghista sembra davvero un film. Forse un remake di un film comico, come in tanti credono, con Salvini e Di Maio nei panni di Stanlio e Ollio che si tirano le torte in faccia con in mezzo un giulivo Conte pronto schivarle. Sarebbe assai da ridere se non ci andasse di mezzo un paese intero. Giocando però a fare i seri, qualcun altro ci riporta a un altro film, interpretato da Dustin Hoffman e Meryl Streep con un palmares di cinque Oscar, quattro Golden Globe e tre David di Donatello. Un film famosissimo degli anni ’80 tratto da un romanzo di Benton (Kramer vs Kramer) e che narra la storia di un tipica famiglia americana, composta da una coppia, Ted Kramer, dirigente pubblicitario ossessionato dal lavoro, e Joanna, sua moglie, sempre più stanca e annoiata, e il loro piccolo Billy. Un bel giorno, stufa della solita rutine, la signora Kramer lascia casa. Ritorna a New York dopo diciotto mesi ed inizia una feroce battaglia giudiziaria per ottenere il divorzio e la custodia del bambino. Billy poi, dopo essere stato trascurato prima da un papà sempre più preso dal lavoro e poi da una mamma che non ha esitato a lasciarlo col padre quando è andata via, viene ignorato anche da un tribunale che s’interessa solo del tenore economico della coppia e lo affida alla mamma che ha gioco facile contro un sempre più sfigato marito. Finale scontato. Ma ecco il colpo di scena finale. Joanna va a casa per riprendersi Billy ma lo lascia al suo papà. In fondo il piccolo era stato solo un pretesto per farsi la guerra. L’attualità di questa commedia ci porta a pensare che questo bambino, ignorato e trascurato da tutti, siamo noi, noi tutti italiani, e che anche i nostri genitori, Matteo e Luigi, se le danno come i Kramer. Litigano pure su chi dei due deve essere Ted Kramer. Salvini ha subito opzionato il ruolo di Ted – “Il marito del governo sono io”– lasciando quello di Joanna al povero Di Maio, che tra l’altro è sempre vestito da sposo e non vorrebbe certamente fare la sposa. E anche questo è un altro tra i tanti motivi per darsele di santa ragione. Ma il paliatone più grosso c’è stato quando Siri è tornato ad essere un’applicazione sul telefonino. Candidato dalla Lega e dai 5stelle a guidare il Ministero Economia e Finanza quand’era solo un ex bancarottiere, s’è fatto rosolare sulla graticola della onestà ed ha perso la poltrona di sottosegretario per una tangente di 30.000 euro che forse neanche ha intascato. Intanto sottolineo l’incredibilità di questa cifra, così irrisoria da aver catturato tutta la mia attenzione. Insomma non lo credo, ma nessuno può vietarmi di pensare che oggi, al mercato nero della corruttela, una legge viene valutata quan-to una delibera di favore di un qualsiasi comune di terza categoria. Se poi continuiamo, possiamo arrivare a pensare che se un favore di questo governo costa così poco è perché forse è il governo a valere poco. Comunque, che sia vero o no, il fatto resta curioso, anche se nessuno ne ha parlato. Si fa prima se non addirittura meglio insistere sull’opportunità politica, anzi sulla sua versione più tosta, quella che riguarda sempre gli altri e non chi ci appartiene. È tempo di votazioni e anche se si sogna di fare sesso sfrenato tutte le notti bisogna restare vergini. Altro che la moglie di Cesare. E così è stato perché alla fine, tutta la manfrina su Siri più che un incidente è sembrata una trastola assicurativa. È caduto giù l’Armando, ma siccome non doveva essere neanche al governo… va bene così. Chiamiamola pure opportunità a scoppio ritardato, è chiaro a tutti che che questa storia ha fatto ingrifare molto Matteo Salvini. Il partner è avvisato ma non può star fermo. Un anno fa il suo Movimento arrivò pri-mo ed ora sarebbe un gran successo se conquistasse il secondo posto. Come arrivare secondi ed essere felici, Di Maio se può far spiegare da Aurelio De Laurentis, il quale ha seriamente rischiato di rivederlo al San Paolo, e non in tribuna d’onore, se al posto di Siri si fosse trovato un suo collega, un nome a caso, Giancarlo Giorgetti. Passata la paura, Di Maio è tornato a sorridere anche perché piove sulle terre pentastellate. Saranno pure i giudici ad innaffiarle ma i ladri di polli ci sono e sono tanti. Torna tangentopoli e non si può far festa. Nell’armadio ci sono tanti scheletri amici e non si può scendere in piazza a gridare “onesta! onesta!”. Di Maio sa che essere moderati aiuta a recuperare. E sa anche che non sarà semplice perchè la cazzata è sempre dietro l’angolo e molti del suo Movimento sembrano davvero inadeguati. È stata una mossa intelligente quella di rimettere il tema della famiglia al centro del dibattito politico. Ma mentre lui parla di asili nido e defiscalizzazione il suo capogruppo s’inventa una lotta agli assorbenti mettendosi contro tutte le donne invitandole a ritornare ai vecchi pannolini di stoffa. Suvvia Luigi, già si fa fatica a perdonarti l’impeachment a Mattarella, l’incontro con i gilet gialli, le buche di Roma, gli avvisi di garanzia e qualche arresto pentastellato, e ora dopo le scie chimiche anche le mestruazioni inquinanti. Tu ti dai da fare ma se non li controlli, falli almeno tacere. Il momento è particolare e se fai terzo rischi di farti la cartella. Ora che hai pure capito che non è più utile parlare di reddito di cittadinanza, che si è rivelato una mezza cagata, e che se si alza ancora lo spred arrivano i corazzieri a cavallo, ora che sai che il tuo socio sta per perdere la brocca mentre tu sei un moderato e non puoi incazzarti, devi fare qualcosa, anche se hai finito gli argomenti, devi inventarti qualcosa per fare pace. Questa vostra guerra, che sia vera o no deve finire. Ci stiamo stufando. Altro che struscioni, non possiamo più dire niente, neanche la banale frase “di tutta un’erba un fascio”, perché non si può parlare di erba altrimenti s’incazza Matteo, che vuol proibire la marijuana light, ne si può pronunciare “fascio” senza chiedere il permesso al compagno Luigi. E pensare che vi eravate promessi per cinque lunghi anni e che insieme avete scritto anche un libro dei sogni. Avevano detto che non avrebbero concesso trippa per altri gatti e così è stato. Ora che da CasaPound ai partigiani non c’è più posto per nessuno, ora che tutti sono entrati nell’agenda di governo e che in questa nuova Arca di Noè anche il minollo ha trovato posto, perché le cose incominciano a peggiorare invece che a migliorare. Voi litigate ma la colpa è sempre degli altri. Eppure non si parla dei cambialoni che stanno per arrivare e neanche di tutti quelli che non sono saliti sull’Arca come gli africani, i rom, i poveri disperati che non sono graditi perché ci ricordano la fine che possiamo fare. Se prima la solidarietà non faceva guadagnare voti, oggi li fa perdi Eduardo Pellegrino 4 Sabato 25 Maggio 2019 – Numero 3 I due Vice Presidenti del Consiglio e Ministri del Governo Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini dere. Ecco perché tutti guardano altrove quando i CasaPound giocano alla guerra con i rom. Peccato che non lo facciano anche con i rom di Ostia, perché con gli Spada e i Casamonica sono culo e camicia. Questo nobile razzismo d’accatto, che al Salone del libro di Torino ha fatto la fortuna di un editore meno famoso del mio, è stato sfidato da una Virginia Raggi coraggiosa che è corsa a Casal bruciato per difendere un suo atto e per evitare una brutta figura col Papa che sicuramente il sindaco avrebbe fatto il giorno dopo quando tutti i rom romani sarebbero andati in udienza dal Pontefice. Se lei non fosse andata a solidarizzare con quella famiglia rom alla quale aveva lei stessa assegnata la casa, il Papa se lo sarebbe legato a un dito e prima o poi sarebbe andato a cercarla. E Francesco ti cerca sempre soprattutto quando ha da dirti in faccia quel che pensa. E se l’hai fatta grossa, sa anche come farti sentire una merda. E quando il soglio non glielo consente, lui manda, come ha mandato il suo elemosiniere a togliere i sigilli a un contatore dell’Acea per punire una politica che premia chi dice lei e punisce tutti gli altri. CasaPound con la luce e i poveracci senza. Campionato “Fiat lux”. San Pietro 1 – Politici 0. Palla al centro. I politici questo non se l’aspettavano, non l’avevano previsto. E pensare che potevano informarsi. Sarebbe bastata una telefonata in Argentina, parlare con la Casa Rosada, e avreb- bero capito che a di là del Tevere c’è uno che contro i potenti, quelli veri, ha sempre lottato e spesso anche vinto. E questo da cardinale. Ok, facciamo finta che non sia successo nulla. Qualcosa però di importante sta per succedere. Sta per essere rinnovato il Parlamento europeo e solo da noi non se ne parla, o non abbastanza. I Kramer hanno promesso di farlo dopo. Dopo i risultati forse capiranno. Per fortuna di Europa s’è parlato l’anno scorso quando votammo per Parlamento italiano, mentre del governo sicuramente ne parleremo quando verremo chiamati a votare per il consiglio comunale. Che casino. Meglio orfani.