Intervista a Raffaele Del Giudice: “Via la politica dalla gestione dei rifiuti. Troppe divisioni e no agli impianti dai comitati ambientalisti”

Raffaele del Giudice

La necessità di creare “una filiera istituzionale” sulla questione ambientale della quale “la politica non deve occuparsi”, puntare sugli impianti per incentivare la raccolta differenziata ed evitare divisioni nel mondo dei comitati. Sono alcuni dei temi toccati in quest’intervista ad AbbiAbbè da Raffaele Del Giudice, attuale assessore all’Ambiente al Comune di Napoli, già vicesindaco della giunta di Luigi de Magistris e prima ancora presidente di Legambiente Campania.

Da attivista e presidente di Legambiente ad amministratore pubblico. Cosa è rimasto di quel Raffaele Del Giudice oggi?

E’ rimasto tanto, a partire dal metodo rigoroso e scientifico di tutte le attività che ho portato avanti sin da quando ero in Legambiente. è rimasta, però, anche la solitudine perché quando ho iniziato ad occuparmi dei temi ambientali ero considerato un vaneggiatore o addirittura un extraterrestre. E questo ha pesato molto nella mia vita. Grazie alle mie battaglie ambientali ho scoperto il ciclo illegale dei rifiuti, documentando con precisione come si muovevano le ecomafie. Poi c’è stata una seconda vita grazie al sindaco Luigi de Magistris, il quale mi ha dato la possibilità di amministrare un’azienda (l’Asìa Azienda Rifiuti del Comune di Napoli, ndr) che sotto la mia gestione è diventata completamente pubblica, sanandone anche i bilanci. Infine, c’è stato un terzo percorso, quello più politico, con la carica di vicesindaco di Napoli prima e di attuale assessore oggi. Compiti che svolgo con grande entusiasmo, nonostante le notevoli difficoltà. L’obiettivo, invece, deve essere quello di unire non dividere. Molti comitati e associazioni hanno detto no a tutti gli impianti e questo è stato ed è un errore. Ci sono alcuni tipi che sono utili per l’ambiente. Mi riferisco a quelli che incentivano la raccolta differenziata. A questi comitati che dicono no a prescindere, sempre, voglio ricordare quant’è importante l’approfondimento scientifico. Nella battaglia ambientale bisogna dotarsi di esperti del settore, coinvolgere le Università e fare rete per trovare la soluzione più giusta.

Molti, però, l’hanno criticata proprio per alcune sue uscite proprio sull’impiantistica per il trattamento dei rifiuti…

Queste persone dimenticano la storia. Ricordo perfettamente la mia prima uscita da volontario con lo striscione “No al termovalorizzatore, sì al compostaggio’’. Dunque non sono io ad essere cambiato. Piuttosto forse qualcun altro confonde gli impianti di compostaggio con le centrali nucleari. Come dicevo prima, forse questo è dovuto alla proliferazione di sigle che a volte hanno una scarsa conoscenza del problema o, peggio ancora, si mostrano distratte rispetto alla situazione da risolvere. Capisco che per alcuni dire sempre no è il modo per rimanere in vita ma che facciamo? Diciamo no agli impianti di compostaggio e poi ci lamentiamo della spazzatura in strada? Quando ero giovane ricordo che la gente voleva gli impianti di compostaggio mentre oggi li avversa. Dov’è la verità?

A proposito di impianti. A breve il termovalorizzatore di Acerra dovrà essere spento per manutenzione. C’è il rischio di una nuova emergenza rifiuti a Napoli e Provincia?

Come Comune di Napoli ci stiamo attrezzando per evitare i disagi. Voglio ricordare che il termovalorizzatore di Acerra è al servizio dell’intera regione Campania quindi sicuramente ci saranno ripercussioni. Noi a Napoli abbiamo allestito dei poli logistici per incrementare la raccolta differenziata, quella vera, non i fuochi di paglia. Ora in città ci sono ben 10 isole ecologiche, aperte di sabato e domenica, che ricevono anche una parte di ingombranti. Attendiamo di conoscere il piano della Regione Campania per lo smaltimento e stoccaggio temporaneo (da 40 giorni). Stiamo cercando di evitare l’effetto cumulo anche grazie a mini- isole itineranti.

In molti sostengono che i bassi dati sulla raccolta differenziata nella città di Napoli incidano negativamente anche sui Comuni della provincia, soprattutto a causa delle lunghe code che si formano allo Stir. Come risponde?

Ed invece abbiamo dimostrato che non è così. Ora siamo quasi al 40% e va detto che Napoli non ha un milione di abitanti, ma due milioni se contiamo anche i tantissimi lavoratori e studenti che frequentano la città. Nelle strade di confine troviamo ogni mese due tonnellate di rifiuti che non sono nostre. L’estate scorsa, quando sono andate a fuoco alcune piattaforme, la no-

Nel 2007 con il docufilm “Biutiful cauntri” la questione inquinamento ebbe risalto nazionale. Da lì nacque la terra dei fuochi, termine che poi ha fatto il giro del mondo. Col senno di poi quel ‘marchio’ è servito più a risvegliare le coscienze o ha avuto effetti negativi?

Il documentario è stato importante per denunciare in modo crudo il disastro che stava accadendo sotto gli occhi di molti ma che all’epoca quasi nessuno diceva. Eravamo piccoli in termini di peso contro un’opinione pubblica molto distratta. Intanto ‘le corazzate’ si muovevano, una di queste era “Percolaso’’ (nome storpiato dell’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, ndr), che ne ha fatti tanti di danni. C’era una narrazione sbagliata che portò a rompere il patto di fiducia tra Istituzioni e cittadini, soprattutto a causa della nascita di discariche mal gestite ed incapaci di risolvere il problema rifiuti. A Cava Riconta chiesi a “Percolaso’’, invece di fare quell’inutile tour sulle discariche che avrebbe fatto poi ‘scuola’, di effettuare un sopralluogo tecnico visto che oramai il percolato aveva raggiunto livelli altissimi. Io non avevo più nessun mezzo per denunciare tranne quella pietra che lanciai nello stagno di percolato, quel gesto così semplice suscitò invece l’indignazione generale. A qualcosa, dunque, è servito il documentario. Voglio sottolineare, inoltre, che non ho mai preteso il diritto d’autore per “Biutul Cauntri” né per aver coniato il termine “Terra dei fuochi”, mentre altri lo hanno addirittura registrato, guadagnandoci tanti soldi. Quel termine non voleva indicare un territorio bensì un fenomeno, che riguarda tutta l’Italia non solo la nostra provincia o Regione.

Il ‘fiume in piena’ del 16 novembre 2013 è stata la più grande manifestazione per la tutela ambientale svolta a Napoli. Sembrava l’inizio di un nuovo percorso di lotta ed invece qualcosa poi si è rotto. Quali errori sono stati commessi?

Fu molto emozionante vedere quel fiume di gente sfilare nelle strade di Napoli. Il movimento ambientalista ha iniziato ad avere qualche problema quando c’è stata la proliferazione di comitati, uno diviso dall’altro. Nacquero troppo micro sigle, poi difficile da mettere insieme. stra raccolta differenziata non si è fermata mentre altri Comuni sono andati in difficoltà. Il motivo? Perché la nostra è una raccolta differenziata autentica. Non è vero che Napoli scarica le colpe sulla provincia. Napoli non ha più esportato le sue contraddizioni ma ha coinvolto i comuni territoriali dimostrando di voler fare la sua parte. è vero, abbiamo detto no all’inceneritore a Napoli Est ma al tempo stesso abbiamo dato via libera alla realizzazione di impiantino da 33.000 tonnellate nella stessa area e individuato sul territorio cittadino altre tre zone dove costruire 3 siti di compostaggio. Questo è un grande apporto, un fatto storico mai fatto prima. Non dimentichiamoci che le gare per gli impianti di compostaggio andavano deserte perché si voleva costruire l’inceneritore, oggi invece si va in senso opposto, anche grazie a noi.

Quindi lei ritiene che i dati di alcuni Comuni siano gonfiati?

Questo non mi sento di dirlo ma qualche distrazione, ad esempio sul multimateriale, potrebbe esserci. Napoli sta facendo la sua parte, poi è evidente come sia molto più difficile organizzare il servizio in una città così variegata rispetto ad un piccolo paese di Provincia. Fare un porta a porta in un quartiere di Napoli, ad esempio, vuol dire dotarsi di 60.000 bidoncini oltre al costo del trattamento della raccolta differenziata e dell’umido da portare fuori. Ecco perché io sono per gli impianti che servono a valorizzare la raccolta differenziata.

Il ministro dell’Interno Salvini recentemente ha parlato della necessità di costruire in Campania un termovalorizzatore per provincia. Come risponde?

Un ministro degli Interni deve stare sui dossier, si deve occupare della sicurezza di una città stando nell’ufficio a lavorare. Invece Salvini fa oramai l’indossatore di professione. Su quale piano industriale Salvini si è basato per parlare della costruzione di altri termovalorizzatori in Campania?. La Lega dovrebbe evitare di utilizzare il Sud, anzi dovrebbe fare in modo che il Nord paghi per i danni provocati. Non mi risulta che Confindustria abbia cacciato quelle imprese che hanno scaricato i rifiuti tossici a Taverna del Re o Masseria del Pozzo. Io da un ministro mi aspetto la riconversione delle nostre aree agricole ed un aiuto per la nostra economia terziaria. Quando la Pomì fece quell’oscena pubblicità contro i pomodori del Sud, la Lega non disse una parola. Io m’aspettavo che Salvini dicesse: “Il Nord al Sud ha fatto danni e il Nord deve pulire’’ o che i siti di interesse regionale divenissero di nuovo di interesse nazionale, con la copertura economica per effettuare la bonifica. Invece non è stata proferita parola.

Smaltimento ecoballe. Il presidente dell’Anac Cantone e il ministro Costa ne hanno denunciato i ritardi. La Regione ha risposto scaricando le colpe sulle procedure lente. Intanto il M5S si dice contrario al nuovo impianto previsto a Giugliano ma dice di non poter intervenire. Qual sarebbe per lei la soluzione?

Una decina di anni fa proposi un piano nazionale per lo smaltimento delle balle prodotte da un’azienda del Nord, che vinse una gara d’appalto con un punteggio vergognoso. Il progetto prevedeva una loro ottimizzazione con l’analisi di ogni piazzola e delle stesse balle, mettendo in condizione gli Stir di trattarne quella parte che poteva essere recuperata. La parte restante si poteva inserire in un secondo circuito di riciclo, a livello nazionale ed anche europeo. Poi una volta liberate le piazzolle, attraverso un gruppo di studi di livello nazionale, si sarebbero potuto riconvertire quei terreni inquinati. Oggi la situazione è lenta perché il mercato italiano è stato paralizzato dalla crisi rifiuti romana. Si è toccato il mercato cinese della plastica, le gare vanno deserte e gli impianti stanno iniziando ad avere problemi, con incendi questa volta partiti al Nord. Oggi a livello nazionale ci sono degli impianti per il trattamento dei rifiuti, che possono essere ottimizzati senza la necessità di costruirne altri. La Lega, invece, si è sempre opposta a questo tipo di soluzione. Per questo motivo auspico l’istituzione di una filiera istituzionale e la nascita di un’authority di controllo a livello nazionale o regionale sulla gestione dei rifiuti.

Un’altra polemica recente è quella tra De Magistris e il sindaco di Giugliano Antonio Poziello riguardo la questione Stir…

Anche questa storia mi ha lasciato senza parole. Ricordo che 20 anni fa, quando tirai fuori i deficit progettuali degli allora impianti Cdr, ora Stir, tutti concordemente dissero come fosse necessario un processo di revamping (rinnovamento ndr.). Ebbene è quello che ha fatto il sindaco de Magistris in relazione ad una corretta gestione degli impianti richiesta. Qualcuno, come il sindaco di Giugliano, è uscito con frasi ad effetto sui social senza capire bene di cosa si stesse parlando. Senza approfondire e senza leggere i documenti, per partito preso, sono state rilasciate dichiarazioni frettolose e superficiali. Il problema è sempre lo stesso.

Cioè…

Bisogna evitare di permettere alla politica di occuparsi dei rifiuti, è stato un grande errore nel passato che non bisogna più ripetere. Per questo motivo preferisco parlare di filiera istituzionale, l’obiettivo deve essere quello di mettere in rete le competenze e fare rete.

Molti la indicano come possibile candidato a sindaco di Napoli per il dopo De Magistris. Sarebbe disponibile o in futuro si vede anche in altre vesti?

Mi reputo un grande uomo di squadra, curo poco la comunicazione ed è un problema. Ora sono concentrato a terminare la mia rivoluzione sui rifiuti. Mentre gli altri affidano ad aziende private la gestione dell’igiene urbana, aumentando anche i costi, io ho puntato invece sul risanamento e municipalizzazione dell’Asìa. Ad altro non penso, per ora. Sicuramente l’ambito in cui mi piacerebbe lavorare in futuro è quello della gestione dei rifiuti, possibilmente pubblica poi vedremo…