Il “pogrom” di Giugliano, la caccia allo zingaro

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La questione rom da qualche anno affascina il dibattito politico nostrano. Si accavallano soluzioni e contro-soluzioni, come se non si stesse parlando di essere umani ma del sesso degli angeli, come si diceva un’epoca. Dopo la proposta di creare un eco-villaggio, strano nome che richiama i punti di raccolta della plastica usata, elaborata quando il concetto era già superato dalle indicazioni europee e dalla visione generale italiana, e anche bocciata in ogni sede giudiziaria, si è passato allo sgombro brutale di circa 450 persone compreso vecchi e bambini. Si erano accorti, gli amministratori locali, che vivevano in condizioni igienico sanitarie disastrose. La presa di coscienza di una realtà vecchia di decenni e già nota, tanto che si era pensato di darle soluzione con la creazione, appunto, di un eco-villaggio. Le immagini di quella realtà e delle ingenti forze di polizia impiegate per scacciare questa massa di morti di fame dal suolo giuglianese, trasmesse dai media locali, permettevano di toccare con mano l’odio che un parte di popolazione locale riserva agli zingari, nella occasione, in altra occasione ai neri, in altra, ancora, agli islamici. Bisogna, però, osservare che l’odio non era verso i rom in quanto comunità ma specificamente verso quei rom disperati e morti di fame che vivevano nella spazzatura. Non riesco ad immaginare le signore che si auguravano la morte per fuoco dei bambini mostrati nudi riversare lo stesso odio verso Antonio Banderas, il noto sex-simbol cinematografico che, forse non lo sanno, è un kalè, una popolazione simile ai rom e ai sinti. Anche la nota Moira Orfei che tanto ha fatto gioire generazioni di bambini era una sinti eppure nessuno si è mai sognato di sputarle addosso. Come nessuno ha mai sputato sui rom di prestigio come il noto giocatore di calcio Zlatan Ibramhimovich o il famoso cantante Elvis Plesley o Rita Haywort e potrei continuare con centinaia di personaggi celebri. Insomma l’avversione non è verso l’etnia in se ma verso quella parte povera dell’etnia rom. Un poco come quelli che sperano che tutti i neri muoiano affogati nel mediterraneo salvo poi fare il tifo per il calciatore afro della propria squadra, che guadagna qualche milione di euro all’anno, o la favolosa indossatrice verso la quale cade ogni pregiudizio razziale. Quindi abbiamo stabilito un primo punto: l’odio è verso i morti di fame di etnia rom. Sono sporchi, non si integrano, rubano, usano i bambini per l’accattonaggio. Nulla di più vero. Un poco come fanno tutti i poveri delle periferie del mondo “civile”. Un amministratore o, meglio, un politico, ha l’obbligo e il dovere di analizzare il fenomeno nel suo complesso e non rimandare la problematica al sindaco del comune confinante. La cosa che veniva ripetuta alle telecamere, da parte dei rom, era la decennale permanenza a Giugliano, la iscrizione alla anagrafe del comune, la residenza, i documenti, la frequenza dei bambini nelle scuole pubbliche, per giunta accompagnati dal pulmino del comune. Stiamo parlando di cittadini di Giugliano che vivono in condizioni miserabili e verso i quali vanno attivati tutti i provvedimenti scaturenti dai diritti e doveri che ogni cittadino deve osservare. E questo è il secondo punto assodato: quelli oggetto di persecuzione perché morti di fame sono cittadini di Giugliano. Da anni vivevano in quelle condizioni. Da anni mendicano per le vie di Giugliano. Da anni in piazza Annunziata una donna con un bambino siede dinanzi ad un esercizio commerciale elemosinando. Col passare del tempo il bambino e stato sostituito da un fratellino più piccolo e il primo, ora grandicello, è passato a elemosinare dinanzi al negozio di fronte. Senza andare a scuola, sporchi, al freddo, alla pioggia. Sotto gli occhi di tutti: cittadini e polizia. Cosa avrebbero dovuto fare per cibarsi? Lavorare è la risposta più ovvia. Infatti 4 sinti su 5 di quelli che vivono in Italia, lavorano e pagano le tasse vivendo in abitazioni civili. Su 130.000 rom stimati residenti in Italia quelli che pongono un problema di povertà e non integrazione sono calcolati attorno alle 20 mila unità, per la metà minori. Per altro i mestieri tradizionali, la raccolta dei metalli e materiali da riciclare, sono stati fatti propri dalle ditte di raccolta dei rifiuti. Nessuna soluzione alternativa che ponesse fine alla penosa condizione nella quale erano costretti a vivere centinaia di esseri umani. Ripeto: esseri umani. Esseri umani e cittadini di Giugliano. L’unica risposta, pratica e simbolica, la ha fornita una parte della chiesa locale. Un solo parroco, seppure sostenuto dal vescovo di Aversa, ha fatto visita alle famiglie rom braccate dalla polizia e dagli amministratori locali e li ha ospitati nei locali della parrocchia Pio X restituendo agli stessi la destinazione di luogo di ricovero dei diseredati e dei bisognosi. Don Francesco Riccio. È bene fare il nome di chi ha sfidato l’avversione verso il fratello per ribadire che un Cristiano è tale nei fatti e non nelle chiacchere. Cosa avrebbe potuto fare la politica locale? Utilizzare i beni sottratti alla camorra come ricovero successivo allo sgombro dell’immondo luogo ove erano costretti a soggiornare. Si obietterà: prima i cittadini di Giugliano. E si ripete: sono cittadini di Giugliano. Nati, cresciuti e residenti a Giugliano. In via Dante Alighieri, sulla Circumvallazione, accanto alla Guardia di Finanza. Decine di locali abbandonati e gestiti con l’incuria che solo la pubblica gestione è capace di fare. Subito dopo stabilire un patto di integrazione. Stabilire che l’assegnazione dell’alloggio è subordinata alla cura dei minori e alla loro frequenza scolastica, perché nessuno a quel punto, dovrà temere infezioni derivanti dalla presenza di bimbi costretti a vivere nel lerciume. Stabilire che l’assegnazione dell’alloggio è subordinata ad una attività lavorativa legale. Dove la trovano? Dove la trovano tanti che cercano lavoro. Se si è un cittadino come altri si hanno gli stessi diritti e doveri. Lo Stato assiste con le stesse provvidenze tutti i cittadini e il rom, tolto dalla discarica, ha gli stessi obblighi di ogni cittadino. Questa si chiama integrazione. Stavo per terminare questa riflessione quando è circolata la notizia della denunzia presentata alla Procura della Repubblica da parte Associazione Nazione Rom che accusa il Comune di Giugliano di cattiva gestione di circa un milione di euro destinati alla sistemazione delle famiglie oggetto del pogrom di inizio maggio. Spero in una boutade o in un equivoco perché veramente, in questo caso, la realtà supererebbe la fantasia.