“Il candidato a sindaco non sarà scelto solo dal Pd, non farò più il segretario”. Intervista a Pietro Di Girolamo

Pietro Di Girolamo

Gli errori commessi, le scelte fatte, il recente passato e il futuro politico: una chiacchierata a tutto tondo quella con Pietro Di Girolamo, segretario del Pd di Giugliano. Eletto nel congresso del settembre del 2016, Di Girolamo, stimato medico di professione, ha ereditato un partito a pezzi che veniva dalla batosta delle elezioni Amministrative del 2015, quando non riuscì nemmeno a raggiungere il ballottaggio. Nonostante ciò il Pd si affermò come primo partito a Giugliano. Alle ultime europee il Pd di Giugliano si è fermato al 16,60% ottenendo 5.542 preferenze, un dato più basso rispetto alla media nazionale (22,7%) e molto lontano 13284 voti (36,9%) ottenuti nelle europee del 2014.

Come giudica questo dato?

Non è certamente soddisfacente, si poteva e si doveva fare molto di più. Paghiamo ancora l’instabilità del partito a livello nazionale del dopo Renzi, ma anche l’astensionismo ci ha danneggiato.

C’è chi dà la colpa anche all’assenza di iniziative sul territorio dei candidati del Pd…

Non credo che ciò abbia condizionato il voto. Non ho visto candidati della Lega o del M5S venire a Giugliano eppure hanno ottenuti ottimi risultati. Ripeto, ci portiamo ancora dietro gli strascichi dell’instabilità politica del Pd. I nostri elettori sono ancora disorientati.

Vi preoccupa questo dato in vista delle prossime elezioni Amministrative?

No, chiunque capisce di politica sa che le europee sono totalmente scollegate dalle comunali. Non ci faremo trovare impreparati all’appuntamento elettorale, dobbiamo dare risposte alla cittadinanza dopo 5 anni di malgoverno da parte dell’Amministrazione Poziello. Questa oramai è una città morta, sott tutti i punti di vista. Basta farsi un giro per le strade del centro per assistere all’anarchia completa, tra parcheggio selvaggio, commercio in ginocchio e criminalità dilagante. Non c’è nessuna visione prospettica di crescita, non si riesce nemmeno a gestire l’ordinario. A settembre avvieremo una serie di incontri e dibattiti per ascoltare le richieste della popolazione e capire quali sono le priorità da affrontare.

Come ha lavorato il gruppo consiliare del Pd in questi 5 anni all’opposizione?

Hanno fatto un buon lavoro, con i consiglieri ho un ottimo rapporto, c’è un reciproco rispetto dei ruoli. Quando in Consiglio devono essere affrontati temi importanti se ne discute prima nel direttivo per confrontarsi. L’unico errore fatto è quello di aver pubblicizzato poco le tante iniziative prodotte, nessuna delle quale è stata accolta da quest’Amministrazione. La questione rom, per esempio, noi del Pd l’abbiamo affrontata ben 3 anni fa con proposte concrete ma oggi pare che sia stato solo il M5S ad occuparsi del problema. C’è sicuramente un difetto di comunicazione, è colpa anche mia e di tutto il circolo.

Eppure nel circolo c’è stata un po’ di maretta. Ci sono state dimissioni di esponenti del direttivo e della segreteria. Qualcuno ha chiesto anche le sue dimissioni…

Nessuno ha mai chiesto ufficialmente le mie dimissioni. Mi hanno criticato dopo le elezioni politiche per la candidatura dell’avvocato Pino Pellegrino, ma tutti sanno che non fui io a fare quella scelta che fu calata dall’alto. Io come segretario non ho potuto fare nulla, sono decisioni che vengono prese su tavoli nazionali. Forse qualcuno non aspettava altro per criticarmi, era solo un pretesto.

C’è chi dice che era pronto lei a dimettersi, è vero?

Dopo quella tornata elettorale in una riunione mi dissi disponibile a rimettere il mio mandato da segretario, ma aldilà delle critiche avanzate nei miei confronti nessuno ha formalmente messo nero su bianco la richiesta di mie dimissioni. Ci ho pensato ma poi ho deciso di andare avanti, tanto tra pochissimi mesi il mio mandato andrà a scadenza naturale.

Pensa di ricandidarsi alla carica di segretario del Pd al prossimo congresso? Assolutamente no, questo ruolo termina qui per me. Preferisco lasciare spazio ad altri. Sono felice e soddisfatto di averlo ricoperto, le difficoltà e gli errori ci sono stati ma penso di aver svolto un buon lavoro.

Come arriverà il Pd alla prossima tornata elettorale? Che aria si respira? C’è il rischio di una nuova spaccatura come nel 2015?

Ora c’è un’area molto più serena rispetto a 4 anni fa quando il partito già prima delle primarie era spaccato in due. Ora ci sono correnti e diversità di idee, ma c’è confronto e rispetto reciproco e questo è molto importante. Abbiamo tanti giovani bravi come Adriano Castaldo, persone esperte come Nicola Pirozzi e Diego D’Alterio, c’è l’esperienza amministrativa di due ex sindaci come Taglialatela e Gerlini, la bravura di Pasquale Parisi e la competenza di tanti professionisti iscritti al Pd che fanno parte del direttivo e della segreteria.

Il candidato a sindaco potrebbe essere scelto tra quelli appena nominati?

Sono tutti profili che hanno le qualità e le capacità, così come tanti altri che ci sono nel partito. Ma voglio sottolineare un concerto importante. La prima cosa da fare è quella di allargare la coalizione a partiti di sinistra e liste civiche. Da soli è impossibile vincere. Dopo ci si siede tutti attorno al tavolo e si sceglie insieme la persona più adatta, la quale non è detto che debba essere per forza del Pd. è la coalizione che si andrà a formare dovrà individuarlo, non sarà il Pd a dettare le regole.

Quindi niente primarie?

Credo che la stagione delle primarie sia finita, a livello locale soprattutto bisogna utilizzare il buonsenso per mettersi d’accordo ed evitare rotture, strascichi e divisioni inutili.

E se da Roma dovessero calarvi dall’alto un’altra volta il candidato?

Su questo non transigo, noi ci opporremo. Ho già parlato con i coordinatori regionali e provinciali i quali mi hanno garantito che il circolo di Giugliano avrà piena autonomia ed indipendenza di scelta. Non permetteremo quanto accaduto nel 2015.

Dalla questione Poziello, alle ecoballe fino ai rom. Non sono mancati i momenti di contrasto tra il Pd locale con quello provinciale, regionale e De Luca. Questo atteggiamento non ritiene che possa aver disorientato il vostro elettorato?

Sicuramente è un atteggiamento che può aver disorientato e che probabilmente non paga in termini politici perché crea incertezza, ma dobbiamo innanzitutto essere coerenti e difendere il nostro territorio.

Qual è il futuro politico di Pietro Di Girolamo? Tra un anno ci sono sia le elezioni regionali che comunali. Hai aspirazioni in tal senso?

Al momento non ho nessuna velleità politica. I miei unici obiettivi adesso sono sul piano professionale, al resto penserò dopo. Non chiudo la porta a niente.

Il prossimo segretario del Pd dovrà traghettare il partito alle elezioni. Che figura dovrà essere?

Dovrà avere capacità di mediazione e sintesi, ma dovrà avere soprattutto tanta umiltà che è la virtù per affrontare tutti i problemi.

Ritiene di aver fatto errori durante il suo mandato da segretario? Se sì qual è il più grande?

Di errori ne ho fatti tanti, quello più grave è di essere stato in alcune circostanze fin troppo democratico mentre dovevo utilizzare di più il pugno duro.