Giugliano. La Chiesa Collegiata di Santa Sofia torna a splendere

intervento di
Francesco Gianfranco Russo

Da poco è terminato il riuscito restauro della Cappella di San Giuliano all’interno della Chiesa di Santa Sofia che ci ha restituito nella sua bellezza questa splendida architettura piena di significati, la cappella è detta del “Tesoro di San Giuliano” dove per tesoro si devono intendere le centinaia di reliquie contenute nei due grandi armadi reliquiari, che rappresentavano un segno di potenza ed importanza oltre che devozione religiosa, la cupola della cappella costituisce anche il punto di fuga prospettico di via Cumana per chi proviene da nord cioè da Aversa e da Capua, e non è un caso, ma di queste considerazioni urbanistiche tratteremo in un’altra occasione, parliamo oggi di questa meraviglia giuglianese che è la fabbrica di Santa Sofia; Nel 1622 iniziarono i lavori per la costruzione della Collegiata di Santa Sofia, nello stesso sito e sulla stessa area di una chiesetta preesistente già da alcuni secoli; le demolizioni, probabilmente iniziarono già intorno all’anno 1600, e riguardarono vari manufatti: la chiesa, un precedente campanile e l’oratorio dello Spirito Santo; l’entrata secondaria esistente sul corso ricorda l’antico ingresso al cortile dell’oratorio da sud; la chiesa preesistente veniva intitolata a Santa Sofia già nel 1560 in occasione della visita del vescovo Balduino di cui esiste il resoconto scritto; ed aveva fin dall’origine caratteristiche laicali in quanto amministrata dalla confraternita dello Spirito Santo e da quella del Corpo di Cristo; La nuova chiesa fu commissionata dall’“ Università” di Giugliano cioè dalla Città, quindi dalle Congregazioni dello Spirito Santo e del Corpo di Cristo e sicuramente un ruolo di “orientamento” è da attribuire ai Signori del Feudo di Giugliano del tempo cioè la famiglia Pinelli, i nobili di origine Genovese che a partire dal fondatore Cosimo divennero Signori di Giugliano e che erano una di quelle famiglie della cosiddetta “colonia Genovese” che avevano monopolizzato la finanza in tutto l’impero Spagnolo ed in particolare nel Regno di Napoli; e che occupavano posti di rilievo e prestigio, non a caso il capostipite Cosimo Pinelli nel 1540 ottenne il diploma dall’imperatore Carlo V con la concessione della giurisdizione “IN PERSONAS” che costituisce un passaggio fondamentale per la successiva evoluzione sociale urbanistica e demografica della città e che affrancò amministrativamente il feudo di Giugliano da Aversa. Questa interpretazione “Laica” della nuova fabbrica acquista rilievo anche considerando quello che possiamo definire il manifesto politico della “CUMANA POSTERITAS” cioè quello che sarà il programma, leggibile nelle opere di quei secoli, di enfatizzare la discendenza Cumana per rimarcare il primato culturale dei discendenti della gloriosa e millenaria città Greca e quindi la distanza da Aversa sia amministrativa che culturale; che si materializza anche con le tre lapidi incastonate nel campanile e che racconteranno la storia e le tradizioni della città; conformemente la scelta dell’ intitolazione a Santa Sofia non è casuale in quanto costituisce il ponte tra cultura e tradizione greca e bizantina e cristianesimo, è la divina sapienza la Sophia greca; A.M. Basile nelle sue “memorie istoriche della terra di Giugliano” ci dice che i lavori iniziarono nell’anno 1600, forse lo scarto è dovuto alle opere di demolizione; abbiamo però una conferma indiretta dello stato dei lavori dall’affresco del 1630 dipinto nel chiostro del convento di S. Maria delle grazie, nel quale la chiesa viene rappresentata in avanzato stato di edificazione ma con la cupola ancora in costruzione ed in primo piano ci sono Galeazzo Francesco Pinelli e la moglie Giustiniana Pinelli signori del feudo; Il progetto venne elaborato dal celebre Architetto Domenico Fontana che aveva lavorato sotto papa Sisto V ai più grandi progetti della Roma del tempo: come la sistemazione urbanistica della città e la cupola di San Pietro; alla morte del papa nel 1592 questi, si trasferì a Napoli dove divenne architetto del regno occupandosi dei Regi Lagni e di vari progetti tra questi il Palazzo Reale di Napoli che può considerarsi il suo capolavoro; si ritiene che il progetto sia ispirato a quello di sant’Andrea della Valle a Roma, io ritengo, che ci siano anche delle analogie, in particolare nella facciata, con la chiesa di S. Giorgio dei Genovesi a Napoli coeva di Santa Sofia, progettata dall’erede ed allievo del Fontana l’Architetto Bartolomeo Picchiatti; che forse ha avuto un ruolo nel progetto di S. Sofia visto che il Fontana moriva nel 1607 prima dell’inizio dei lavori; l’architetto tra l’altro diresse dopo del maestro il cantiere dei Regi Lagni, varie altre opere, ed il restauro della chiesa di San Giorgio nel 1620, l’altro elemento che collega le due Chiese è il fatto che i Pinelli erano nobili di origine Genovese e la chiesa di S. Giorgio a via Medina a Napoli era il loro tempio di riferimento; La chiesa di Santa Sofia si erge monumentale e grandiosa sull’antica piazza del mercato lambita dalla via Cumana, rivelandosi con la sua facciata pulita ed armoniosa con lesene di ordine ionico ed il portale barocco in piperno scolpito, e con la grandiosa cupola rivestita da maioliche; sulla sinistra la mole del Palazzo Baronale con la quale dialoga bilanciandone la massa, ubicato l’attuale corso Campano costituendo insieme alla piazza una sorta di “interno urbano”; l’ingresso è ubicato ad est, la facciata è regolata da rapporti geometrici ispirati alla sezione aurea; La composizione architettonica della collegiata di Santa Sofia è a croce latina a navata unica modulata ed arricchita da varie cappelle laterali; sormontata da una maestosa cupola con lanterna all’incrocio tra la navata ed il transetto, alcune delle cappelle laterali sono quelle della precedente chiesa demolita e ricollocate nel nuovo tempio risalenti al XV XVI secolo; l’interno è luminoso per effetto delle ampie vetrate perimetrali, dotato di una spazialità nitida e permeante, sulla sinistra troviamo la cappella del tesoro di San Giuliano realizzata per ospitare le reliquie del santo e degli altri martiri e sormontata dalla omonima cupola del tesoro che sembra quasi una chiesa a se stante; la fabbrica nel tempo si arricchisce sempre di più con vari e continui apporti; Nel 1693 il nuovo feudatario Francesco Grillo marchese di Francavilla fece realizzare a sue spese l’altare maggiore con intarsi di pietre dure policrome; e nel 1720 il maestro organaro Fabrizio Cimino realizzò il monumentale organo su modello di quello da lui realizzato nell’abbazia di Montecassino; Alla fabbrica a partire dal 1730 lavorò anche il celebre Architetto Domenico Antonio Vaccaro a cui va attribuito lo scultoreo portale in piperno e i disegni degli stucchi interni e del pulpito in marmo; all’interno della collegiata hanno lavorato illustri artisti che sarebbe riduttivo trattare in poche righe, notevoli sono il pavimento maiolicato, il soffitto è a cassettonato ligneo con tele di Nicola Cacciapuoti e gli affreschi del coro del 1693 sono di Domenico Viola maestro di Francesco de Mura; L’imponente campanile della Chiesa fu progettato dall’architetto Nicola Campitelli e realizzato a partire dal 1776 con struttura in pietra e rivestito con cornici marcapiani e cantoni in piperno e paramenti in mattoni; è articolato in varie sezioni con orologio e campane; all’interno della prima sezione, tutta rivestita in piperno, furono incastonate le tre icone costituite da bassorilievi in marmo bianco “Il Sole” “la donna gravida” “Santa Sofia” che rappresentano la testimonianza iconografica della storia e della religiosità della città ed il manifesto della “Cumana Posteritas”; poi trafugate nel 1994 e rifatte a cura del Prof. Mimmo Savino e della Pro Loco; il campanile stesso nel 1890 per ampliare la città e prolungare il corso fino a via colonne fu demolito e ricostruito ruotandolo di 90°, quindi da allora non è più rivolto con la sua facciata principale, quella che ospita i bassorilievi, volutamente orientata verso Cuma e Liternum, ma verso Napoli; nel 1945 durante la seconda guerra mondiale la cupola fu danneggiata e ricostruita, ma con la lanterna diversa dall’originale; All’interno della Chiesa fù sepolto il grande Giovan Battista Basile l’artista che codificò la lingua Napoletana ed autore de “Lo cunto de li cunti”;