Giugliano. Cappella della Maddalena, un tesoro da tutelare

Cresce l’attenzione attorno alla questione della Cappella della Maddalena.
È passato poco più di un mese dal quel 10 febbraio quando abbiamo parlato degli avvenimenti che vedevano protagonista inconsapevole la Cappella della Maddalena al Corso Campano. Ricapitoliamo per chi non avesse letto l’articolo. La cappella della Maddalena è una struttura risalente sicuramente al 1400. Di proprietà della famiglia Taglialatela è stata utilizzata anche come luogo di sepoltura. Solo per l’anno 1500 i registri parrocchiali contengono oltre 40 attestazioni di seppellimenti all’interno della stessa.
Da qualche decennio la cappella è stata trasferita dalle proprietarie al Comune di Giugliano.
Doveva essere l’occasione per il suo recupero e il suo l’utilizzo ai fini culturali e pubblici invece è stato il primo atto della sua rovina. Inserita nel Progetto del “Più Europa”, con finanziamento europeo, è stata letteralmente abbandonata alla incuria del tempo. Quasi come se una forza misteriosa si fosse ribellata all’insipienza del nuovo proprietario il tetto è cominciato a crollare a partire da poco prima del 2012, come le immagini satellitari mostrano chiaramente. Nel frattempo hanno preso corpo quelle opere che tanto lasciano stupefatti i normali cittadini: impalcature a tutela della facciata, perché potrebbe crollare, e abbandono nella parte interna, o almeno cosi pare, visto che la cappella è totalmente chiusa e inibita alla vista di chi vorrebbe capire cosa vi stanno facendo.
Arriviamo cosi, tra un crollo del tetto e l’altro, alla notizia che gli operai addetti, a non si sa cosa, hanno trovato ossa umane scavando o spostando parti del pavimento, tutto per ipotesi dato che manca ogni comunicazione al riguardo, chiedendo l’intervento della polizia.
Lo stupore di quanti hanno dovuto prendere atto che la progettazione degli interventi nella cappella erano stati elaborati senza la minima conoscenza dell’uso alla quale era stata destinata per almeno 400 anni, come ogni chiesa ed ogni cappella sino agli inizi del 1800, quando è intervenuto l’editto di Saint Cloud e la proibizione di questa usanza, proibizione celebrata dal Foscolo nell’opera de “i Sepolcri” studiata da ogni alunno delle scuole medie inferiori.
Chi eravamo chiesti, data che la proprietà del bene è pubblica come pure i soldi utilizzati o da utilizzare per recuperarla, cosa stesse avvenendo, chi fosse il progettista, cosa prevedeva il progetto e se la Soprintendenza fosse stata resa partecipe del progetto.
Speravamo che qualcuno rispondesse, ad esempio il progettista, almeno per una sorta di difesa del suo operato, o il sindaco o il dirigente dell’ufficio tecnico.
Nessuno ha risposto ma il nostro interrogativo è diventato oggetto di una interrogazione che il capogruppo PD al consiglio Comunale, Nicola Pirozzi, ha presentato il 15 marzo con la quale si pongono gli interrogativi che avevamo posto nel nostro articolo.
Noi non possiamo sapere quando e se avrà risposta l’interrogante ma dobbiamo segnalare che è la prima volta, da anni, che un consigliere comunale legge quanto viene scritto a tutela del patrimonio storico della città e a sua difesa e, casa unica, sino ad ora, se fa interprete.
Siamo contenti ritendendo che è il segno che qualche cosa si muove, che comincia a prendersi coscienza che la storia di Giugliano passa attraverso gli ultimi edifici rimasti del suo passato: le chiese e le Cappelle. Il resto è scomparso. Se si prende coscienza di questo e si vuole preservare un minimo di identità storica allora è necessario che si presti ascolto a quanti, per solo amore della città, stanno a ribadire in modo assillante che occorre un piano di salvaguardia delle chiese e dei luoghi sacri rimasti. Destinandoli a fini sociali e tutelandoli, preservandoli, dalle azioni di falso recupero che portano solo alla loro distruzione, come nel caso della cappella della Maddalena.