Depuratore Zona Asi Giugliano, il ‘mostro’ da 10 mln di euro dimenticato da tutti

Un impianto costato milioni di euro, che doveva servire a trattare le acque industriali della zona Asi di Giugliano ma anche quelle civili, ma che invece è fermo da oramai da 20 anni. Il depuratore situato nell’area industriale di Ponte Riccio è una cattedrale nel deserto, l’ennesimo simbolo di sperpero di soldi pubblici. Per costruirlo la Cassa del Mezzogiorno sborsò ben 18 miliardi delle vecchie lire, soldi sostanzialmente buttati visto che l’impianto è andato in funzione solo per 4 mesi. Messo in moto nel gennaio del 1999, smise di funzionare ad aprile dello stesso anno. A seguito dei forti miasmi e delle conseguenti proteste dei cittadini fu chiuso per manutenzione, ma non è stato mai più riattivato.

La popolazione si lamentò degli odori molesti. Odori che, quando si avvia il ciclo di depurazione sono frequentissimi per la situazione non stazionaria delle vasche (soprattutto per i processi di sedimentazione), e che nel giro di qualche giorno si riducono notevolmente (fino ad annullarsi) previa la corretta gestione. Purtroppo chi gestiva l’impianto non ritenne opportuno insistere nella tenuta del ciclo e preferì chiudere le pompe ed i cancelli e lasciare inattivo un impianto che potrebbe ridurre di molto l’inquinamento del litorale giuglianese.

Dopo lo stop all’impianto nacque un contenzioso tra la società Iter, che lo gestiva, e l’Asi, la cui risoluzione non c’è stata ancora. Gli ultimi ad occuparsi della vicenda furono nel 2011 i componenti della Commissione Regionale per le bonifiche, presieduta allora da Antonio Amato, che effettuarono un sopralluogo a cui partecipò anche l’ex assessore all’Ambiente della giunta Pianese Marcello Postiglione. Nel frattempo il depuratore, anno dopo anno, è caduto a pezzi e per rimetterlo in funzione servirebbero almeno 8 milioni di euro. Una cifra che il Consorzio non vuole sborsare, anche perché oramai ogni azienda situata nell’area industriale, per sopperire al problema, ha realizzato al proprio interno un mini impianto di depurazione per trattare le acque industriali. “Quel depuratore è l’ultimo dei problemi, è una cattedrale nel deserto a cui non facciamo nemmeno più caso”, dichiara Luigi Russo, presidente Cig (Consorzio Industriali Giugliano).

“La competenza non è nostra ma della Regione e dell’Asi di Napoli, quindi dovrebbero essere loro ad intervenire. Oramai tutte le aziende si sono organizzate in maniera autonoma a spese proprie. Per rimettere in moto l’impianto servirebbero tantissimi soldi, che sarebbe meglio utilizzare per risolvere problemi più importanti come la sicurezza, visto la presenza di rom e prostitute, e la riqualificazione dell’area industriale”, dichiara Russo. Nei silos, intanto, ancora giacciono i reflui giunti nell’impianto al momento dell’apertura, tutto è in stato di abbandono, sono stati rubati anche tutti i cavi elettrici.

Nel 2011, quando ci fu il sopralluogo, non si riusciva ad avere un controllo sicuro sui reflui che giungevano al Depuratore di Cuma, dove avevano segnalato l’arrivo periodico di scarichi industriali non depurati. Anche per l’Amministrazione il problema è di difficile soluzione: “è una questione atavica che ci portiamo avanti da tantissimo tempo” – dichiara l’Assessore alle Attività Produttive Giulio Di Napoli. “Siamo vicini agli imprenditori ma questa problematica è di difficile soluzione e, ad oggi, non è una priorità anche perchè servirebbero molti soldi per rimetterlo in moto”. I residenti della zona di Ponte Riccio si lamentano però ancora dei miasmi provenienti dall’area industriale e chiedono all’Arpac di avviare delle verifiche per accertare ciò che viene immesso nel collettore dalle singole aziende che nel frattempo si sono dotate ciascuna di un depuratore. “La salute e la salvaguardia dell’ambiente vengono prima di tutto, ma qualcuno deve averlo dimenticato”, dichiarano i residenti della zona di Ponte Riccio. Chissà se, prima o poi, il loro appello verrà raccolto.