Casavatore. Comune sciolto per camorra, l’ex maggioranza sfida lo Stato

Comune sciolto per camorra, l’ex maggioranza sfida lo stato e  si costituisce dinanzi al Tar.  L’ex presidente del consiglio Claudio Caturano si  rifiuta di firmare il ricorso e prende le distanze dall’ex amministrazione.  Costituiti la Prefettura di Napoli e il Ministero dell’Interno che depositeranno gli atti facente parte integrante dello scioglimento che a quanto pare risulterebbero zeppi di “omissis”. Carte top- secret  dove non si esclude il coinvolgimento di altri nomi eccellenti. Ovviamente, all’atto della costituzione,  nemmeno gli avvocati di parte potranno fotocopiarsi gli incartamenti secretati e capire cosa ci sia realmente nelle centinaia di pagine a corollario del decreto, ma potranno solo prenderne visione in presenza di cancellieri e giudici. Gli ermellini valuteranno la parte procedurale che ha portato allo scioglimento, ma non dovrebbero entrare nel merito delle indagini della DDA che di fatto spetta esclusivamente alla magistratura penale. Fatto questo, i giudici amministrativi, dovranno valutare le eccezioni sollevate e se ritenute in contrasto con quanto prevede la normativa sugli scioglimenti, sentenziare.  Ma la notizia eclatante è data dal rifiuto di sottoscrivere  il ricorso  prendendo le distanze dall’ex maggioranza da parte presidente del consiglio Claudio Caturano che ha destabilizzato non poco l’ambiente politico cittadino. Un  gesto di grande carattere e significativo dal punto di vista di una eventuale vittoria dinanzi al Tribunale Amministrativo che al momento parrebbe non reggere. Gli avvocati incaricati, secondo quanto trapelato dagli stessi ambienti casavatoresi, attraverso le carte prodotte dai ricorrenti, avrebbero cercato di smontare le accuse entrando nel merito delle indagini e cercando di minarne l’impianto accusatorio.  Cercando nel contempo di allontanare l’ombra della camorra da alcuni consiglieri. Posizioni che rientrerebbero comunque nel diritto legittimo della difesa. Intanto, sarebbero pronte le “rimozioni” di dipendenti e dirigenti citati nel decreto di scioglimento. Polizia locale e ufficio tecnico i primi settori a essere rivoluzionati. Poi dovrebbe toccare all’ufficio legale.  Alla luce delle gravi accuse messe nero su bianco negli atti dello scioglimento che hanno visto il coinvolgimento di quasi mezzo consiglio comunale sindaco compreso, conseguenza anche delle indagini della Direzione distrettuale Antimafia che vede indagati per voto di scambio aggravato dal metodo mafioso consiglieri, politici, candidati, dipendenti comunali e referenti del clan locali: l’ex amministrazione ha così deciso di  presentare ricorso avverso lo scioglimento per camorra dinanzi al Tar del Lazio.  Ricorso che dovrebbe essere visionato dai giudici amministrativi ai primi di maggio in attesa del deposito delle motivazioni dello scioglimento da parte della Prefettura e del Ministero dell’Interno. Anche se i tempi in questo caso sono lunghi e forse prima dell’anno prossimo non si entrerà nel merito, la speranza che tutto venga rimesso in gioco al momento non troverebbe alcun fondamento. Secondo la Direzione distrettuale antimafia i rappresentanti politici locali, del centrodestra e del centrosinistra, alle elezioni amministrative di maggio 2015 promettevano beni ed altre utilità ma erano anche pronti a passare a minacce o veri e propri atti di violenza se non riuscivano a convincere gli elettori a votarli. Un metodo aggravato dalla componente mafiosa, per il coinvolgimento nella vicenda di esponenti del clan Amato-Pagano.